lunedì 25 ottobre 2010

La Danza del Salomè continua - seconda parte - di Odisseoaitaca

LA DANZA CONTINUA (seconda parte)
dal diario di viaggio di "Odisseoaitaca"


Salomè, prima disturbato dalla voce neadertaliana di Joao,il soba di capo verde del gruppo,
in cuor suo dopo averlo maledetto alla 4 e mezzo di mattina alla fine lo ringrazio per avergli permesso di vedere tututa l' Aurora divenire Alba sulla collina di monoliti redondi (=onomatopeico) che troneggiavano nella porta della tenda, rocce grige dai colori insospettabilmente cangianti.
contento di ripartire, contento di arrivare.
e così dopo aver passato di lato dal cancello del IONA Parck, perché il guardiano angolanamente non c'era. e a vedere le condizioni del lucchetto anche ci fosse stato , mai l'avrebbe aperto senza fiamma ossidrica. Ritualmente attraversa il rio Curoca ed entra nel regno di Cronos.
e se ne accorge subito.
poco dopo, dopo una polvere statica galleggiante nell'aria e nei polmoni, finissima. ecco i guardiani
addio ai tondeggianti profili rocciosi
rapidamente si avvicinano loro.
Prima sembrano solo profili aguzzi, poi foresta pietrificata, infine
anche se ti dicono che son scisti dolci, diventano quello che sono
file di denti di squalo che si susseguono sulle collinette
e che aiutano a Salomè a ricordare quando danzò per quel giovane vecchio
che poi gli raccontò di essere il sopravvissuto compagno di Leonida
in quelle Termopili, che senza nessun obelisco sono ancora più ricordate di Ramesse II sul… Kadesh (please confermare il nome del fiume della sconfitta Ittita?)
Ed infatti c'e un piccolo passo difendibile da 5 uomini contro 1000000 immortali...
Salomè il tempo sfugge! l'immortalità è lontana, l'immortalità che non è sostituzione di persona, di corpo, di vissuto...
Salomè l'Immortalità quella vera senza tempo ed eguale nel tempo.
e via allora per savane ineguali, amplie, con "capin" giallo paglia solcate da struzzi che si muovono come le donne del Corno d'Africa, lentamente fiere.
le colline rocciose si aprono sempre a ventaglio, piccole velvetie seminate dal grande padrone, il tempo, compongono schiere, falangi macedoni in lieve bassorilievo ma vincitrici del tempo più di Alessandro.
Velvetie che a Salomè dicono che il Tempo esiste, e presto lui l'incontrerà
Salomè, è impaziente e non sa perchè, sale sul dorso del pick-up, guidato da uno stolido francese simpatico che guida come in un western all'italiana
ma lui se lo dimentica e vola come il falco dal becco giallo che sale alto nel cielo alla sua destra.
e se il jeep esce di pista e s'interra. Non fa una piega e continua a piedi, scoprendo che il "capin", l'erba secca, suona sotto i suoi piedi e che il calore non è mitigato dal vento.
Già il vento, il vento caro compagno del tempo, ti soffia al lato come un sorriso lungo kilometri e poi ti lascia lì solo come un cretino, senza portarti con lui.
Questo vento parallelo alla terra che suona nella tua bottiglia di birra vuota in mano.
Vento amico, vento messaggero di notizie sconosciute ed incomprensibili
Gazzelle ti portano a quei tondi assurdamente magici, molli, ma di arena uguale a quella attorno. dove non crecse erba. I Circoli di Attila?
Scherzo amaro, per una altra cosa incomprensibile a chi non è immortale ancora.
Scenario perfetto per danzare, ma Cronos non è là come spettatore, troppa vita attorno. ancora... camminando uno scarabeo juventino, testa nera / addome bianco ti ricorda la banale quotidianità di una fiorentina che se va bene si mangia da sola lo scudetto.
prosaico.
Ma questi circoli perfetti, delimitati da ciuffi più forti di erba che cresce fuori ma mai dentro, rispetta il circolo. Dossi interi di lunghe rughe di terra ritmate da questi circoli quasi geometricamente disegnati, quasi, ma mai euclidei.
Luoghi di riposo per zebre, per i razionalisti neo positivisti
orme di atterraggi UFO, per i visionari american-way-of-life
ombelichi del mondo, per i turisti tibetani
segni del Tempo, quando ha tempo per disegnare a suo piacimento come in questo predeserto dei più antichi del pianeta, per i Salomè
e via, si taglia un dosso lungo di traverso e giù scendiamo dove neppure gli alberelli conici che vivono di umidità e muoiono di vento e di vecchiaia, già non provano a scendere.
Tempo crudele. che a coloro che non permetti di raggiungerti, fai mirabilmente cancellare, anzi scancelli
Ed io che cosa ho da offrire al tempo? sapienza, allegria, gioventù..? nulla gli interessa, solo danza, danza Salomè, danza e non pensare
o meglio pensa che sia la ultima, quella della tua realizzazione completa.
Orix. questa grigia gazzella più che namibiana , crucca, la Ghemushbook. Regolare, con corna diritte (meno pale non uncinate) forse è Hoenzollern a cui mai è piaciuto l'imbianchino austriaco naturalizzato Bayerich. Ti sfugge di lato Salomè, ma le ricordi che il suo tempo avrà una fine quando dalla jeep non sarai tu a sporgerti, come sul ponte del tuo glorioso Flying Dutchman, ma una canna brunita come le camicie nere… canna di tuono come al Sand Creek.
E via dove il capin stenta a sopravvivere al tempo, si dirada il giallo chiaro lasci asempre più spazio al grigio azzurro di fine pietrisco.
E giù scendendo verso il solco del rio Kunene.
Non lo vedi, ma Salomè quel mare immobile, enorme con tonalità pastello beige chiaro che piega verso il solco nascosto.
Con quelle onde oceaniche asciutte, rimarcate dal sole cadente del pomeriggio inoltrato.
Quella fotografia del Tempo che vedi in lontananza, ed al cui incontro vai. Salomè il Tempo?...
Si, forse il tempo non è statico neppure nell'immortalita, perché sai che quei profili geometrici sono in movimento impercettibile
Allora neppure là è Cronos?!? ....dubbi…
e(v)viva la vita!
Kunene azzurro profondo, fanghiglia come guardia del corpo, la vita inpenetrabile presuntuosa, superiora che se ne va non curandosi dell'attorno
e pietre , dure , lisce, colorate, lanciate come semi nella grigia arena del deserto che non può, che non ce la fa a vincerti.
Hai dubbi Salomè? la vita ti chiama? sei sicuro che vuoi la immortalità?....si.. .certo...che la voglio danzerò!
Il Sole ti accompagna ormai obliquo per una obliqua discesa dolce solo nella pendenza, l'intorno grigio sempr emeno roccioso e più pietrisco fine
ti insinua il dubbio che senza morte non hay vita, tutto uguale, immutabile, eterno.
questa è l'eternità che agognavi?
Vento freddo , vento forte, uguale, stabile in forza e direzione, rumoroso anche senza frasche da penetrare.
e lì Foz de Kunene, la vita che passa fra cannetti stretti quanto l'umidità lo permette e poi desero a destra, dune inclinate sul fiume a sinistra
e lì 4 case di cemento scolorito invase da piccole dune di arena come fossero alieni che prima o poi le sommergeranno
ed al fondo un cinema dell’angola sovietica che risulta un centrale di pompaggio di acqua dolce per la Bahia delle Tigri, per i pescatori industriali di un decennio fa. Ora.
Luogo per 20 poliziotti che no si suicidano solo per tre motivi: non sono scandinavi ma sanamente angolani, cacciano gazzelle per sopravvivere e mai hanno letto il Deserto dei Tartari. Si caro Dino, qui, pensando a questo posto hai avuto, hai scoperto la necessità di scrivere quello che sentivi.
Salomè entra in crisi. Sì non ha voglia di danzare, ma di dormire. Si attorciglia al sacco a pelo in auto e non aspetta il tramonto per tramontare e scacciare i fantasmi del dubbio.
Ma non aveva fatto i conti con i sogni. Meglio non raccontarli, solo sogni sono, al fin.
Ed il calore da baracca a quota 7000 sull'Everest ma in odor di jodio oceanico della cena non basta a riscaldarti.
I 40 anni di diferrenza non servono a dividere la ragazzina (nera) dal signore (bianco). che il Tempo renda giustizia!
Salomè mangia cabrito, beve vino, fuma tabacco, saluta le stelle, saluta il rio e dorme...e purtroppo sogna di nuovo.
Ed è il secondo giorno.
Altri 300 kg, umani kilometri, sono trascorsi, ma il Tempo è ancora là fuori che ti aspetta per domani.
Il fiume scorre dentro, e domani affronteremo i dubbi di oggi.

"Odisseoaitaca"

3 commenti:

  1. Mi è piaciuto! Mi ha dato davvero l'impressione di percorrere, in una corsa a perdifiato, chilometri secoli e culture, e allo stesso tempo (ri)mettersi in discussione e attraversare se stessi, come in un nastro che si riavvolge, "contenti di ripartire, contenti di arrivare".
    Mi sembra calzante al ritmo anche lo stile (magari, azzardo, una riguardatina alla punteggiatura, o anche abolirla del tutto...)
    Apprezzato metafore e lampi di ironia, e quel mantra "danza e non pensare", che fa, invece, pensare: tipo a quali "gambe" ci restano per sfuggire al terribile Cronos che tutto fagocita. Altro che finire con l'addormentarsi in un sacco a pelo, ci sono i sogni (o i dubbi) in agguato... e il fiume continua. Chissà se è previsto un "finale" alla danza, o forse no.

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  2. Dopo la lettura mi resta il fascino dell'affastellarsi di pensieri e situazioni che attraversano la storia.
    Una scrittura particolare, colma di rimandi. La punteggiatura però mi sembra stravagante.
    E' un testo bello. Il senso, per mio difetto, non l'ho capito.

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  3. carissimi, gli appunti su la punteggiatura del Salomè sono più che veri. ma complimenti siete comunque riusciti a cogliere il mio sato d'animo ed il file rouge che mi bruciava dentro. Io cerco sempre di nascondermi dietro il polverone che sollevo, e le metafore o lampi d'ironia forse non sono altro che polvere negli occhi...mi avetae dato da pensare. anche perchè la treza parte era prevista ma ho appunti scritto moltoi mesi dopo..vediamo se a fine corso lo termino .rimaneggiandolo.
    ciao

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