mercoledì 30 novembre 2011

LA SINFONIA - di Tania Maffei

Si svegliò all’improvviso da un sonno impastato di angoscia e di tavor. Il cuore batteva forte come a volergli ricordare l’opprimente realtà in cui si trovava. Un silenzio assordante lo colpì in pieno. Si mise a sedere con le mani appoggiate sul letto mentre la testa reclinata in avanti sfiorava il pigiama. Trovò nel buio le pantofole e ci infilò i piedi uno per volta. Non aveva idea di che ora fosse ma la sua vescica reclamava il bagno. A tentoni cercò una luce. Guardò la sveglia. Erano le tre, soltanto le tre di notte.
Senza saper come, si ritrovò in salotto dove lo aspettavano due poltrone ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che fa pensare alle vecchie sale di teatro. Si sedette allungò la mano verso lo stereo dove erano ancora infilate le cuffie che mise sulle orecchie. In quel periodo solo la musica gli dava sollievo. Accese il compact disk.
Una dolce melodia lo portò lontano. La sesta sinfonia di Beethoven, La pastorale. Sì, ricordava bene quando quel cd era stato comprato. Il negozio era pieno di gente e loro volevano quella famosa edizione in cui Herbert Von Karajan dirigeva i Berliner Philarmoniker. Loro, all’epoca esisteva ancora un "Loro". La musica , un tema dolce, senza contrasti, capace di produrre emozioni piacevoli, fluiva lentamente dentro la sua testa come una flebo rassicurante e al tempo stesso straziante. Quel cd era stato per mesi in macchina. Quale macchina? La sua no, l’altra. Quella che non c’era più. Forse anche il cd non sarebbe più esistito se non avessero litigato quella sera e Lei… Aveva detto "Lei".
Intanto l’orchestra l’aveva inondato. Sul tappeto irreale degli archi, scintillava il suono dell’oboe, del flauto, del clarinetto che svanivano poi nel nulla lasciandolo senza respiro. La musica: un fiume in piena, un posto rassicurante dove riporre i ricordi per poi lasciarli andare via. Si guardò intorno: le foto, gli oggetti comprati durante i viaggi, i mobili antichi che erano a casa della nonna ormai morta. Morta… quel verbo divenuto per lui un sostantivo indeclinabile "La morte".
La sinfonia proseguiva noncurante del suo dolore. Suoni gravi riprodotti da violoncelli e contrabbassi che facevano da contrappunto ai flauti e alle trombe su cui si innescavano i timpani. Loro …Morta…
Ricordava quando l’aveva conosciuta. Un ombrello in un ristorante. Il primo litigio, uno dei tanti che si sarebbero succeduti nel tempo. Lui sosteneva che Lei gli aveva preso l’ombrello, Lei si irrigidiva e, voltata la schiena, se ne andava. Lui non sopportava la cosa e chiedeva al proprietario del locale chi fosse quella donna così impudente. Il proprietario all’inizio aveva alzato le spalle. Non era abituato a dare informazioni sui clienti, era una persona riservata. Lui aveva insistito e allora l’uomo gli aveva indicato il palazzo di fronte, alto, elegante su cui c’era un’insegna. "Provi lì dentro" aveva detto a mezza voce. Lui non aveva voglia di andarci e si era dimenticato della cosa.
La sinfonia era arrivata alla fine: un allegro maestoso a cui prendeva parte tutta l’orchestra e che lasciava senza fiato.
Andava spesso a mangiare in quel locale e un giorno l’aveva vista entrare. Alta, elegante come il palazzo in cui lavorava. Si era avvicinato al suo tavolo con fare ironico "Spero che il mio ombrello le sia servito". Lei gli aveva risposto "Vuole sedersi? In fondo glielo devo, il suo ombrello mi è stato molto utile, Mi chiamo…". Faceva sempre così, litigavano e poi Lei ammetteva le sue colpe. Era insopportabile. Maledettamente bella e insopportabile.
Il cd era finito. Altro verbo che si era trasformato in una parola anch’essa indeclinabile "La Fine". Fine di cosa? Di tutto. Presente, passato futuro. Loro…Morte…Fine.
Inchiodato su quella poltrona non riusciva a fare un solo movimento. La mente ripercorreva i passi più importanti della sinfonia e li mescolava ai ricordi, alla sua vita, a ciò che avevano significato quei lunghi e brevi anni. Due per l’esattezza.
Ecco. Un impercettibile movimento delle gambe. Lo sentiva. Forse sarebbe riuscito a muoversi. Tutto era stato così repentino. L’ennesimo litigio. Le urla che tanto lo infastidivano e che ora rimpiangeva. Lo sbattere di una porta. Le chiavi che giravano, lei che tornava per chiedergli scusa con in mano quel cd che poi aveva lasciato sul tavolo. Lui che le diceva "Non ne posso più. Lo capisci? Mi stai uccidendo". Lei che se ne andava di nuovo lasciando dietro di sé una lunga ombra sottile su cui era stampata una frase "Quando torno devo dirti una cosa importante". Poi più nulla.
Dopo avevano suonato il campanello per dirgli… No,. era impossibile. Non poteva essere vero. La macchina non c’era più. "Potrebbe venire a identificare il corpo?". Lei era diventata solo un corpo, due in uno senza che lui lo sapesse. Loro…Morte…Fine…Corpo.
Con la poca forza che gli rimaneva fece ripartire il cd.. La sua mente cominciò a distorcere i suoni. I violini stridevano, i flauti gracchiavano, le trombe urlavano, i contrabbassi gemevano. Un mostro. Quella sinfonia era diventata un mostro che si era avventato contro di lui per divorarlo. Era colpa sua. Se solo avesse accettato le sue scuse. Lo aveva fatto tante altre volte. Non poteva continuare a vivere con quel senso di colpa : una coperta che ogni giorno diventava più pesante. Voleva pace, serenità. Solo così l’avrebbe ritrovata.

La sorella sapeva che Guido stava passando un periodo molto difficile. Dopo la morte della sua compagna avvenuta in un incidente stradale il fratello non era stato più lo stesso. All’obitorio gli avevano detto che Claudia era incinta. "Non lo sapevo, non mi aveva detto nulla". Guido sembrava aver incassato bene il colpo. Poi tutto era cambiato. Non voleva vedere più nessuno e si era asserragliato in casa.
Non sempre rispondeva al telefono, ma non era mai capitato che l’apparecchio restasse muto per tutta la giornata. La sorella entrata in casa fu colpita da un odore pesante che la prese allo stomaco. Lo trovò in salotto. Lo stereo era acceso. Un colpo preciso alla tempia. "Guido, Guido cosa hai fatto?". Gridò.
Trovò sul tavolo un foglietto scritto con una grafia tremolante. Lei…Loro…Ricordi…Corpo…Fine…Morte.

martedì 22 novembre 2011

Rispolverando versi nel cassetto. Mi sto facendo traviare dalla poesia ;-)

MAIANO

Luce

Sole

Calore

Tu

La scoperta di un “tu” virtuale dietro a cui poteva esserci chiunque

Il mio imbarazzo e la mia curiosità

La sfida con me stessa per sapere che effetto mi avresti fatto

Il mio corpo che ti ha accettato subito

La mia mente che non avrebbe più potuto rinnegarti

(agosto 2010)

domenica 20 novembre 2011

Le più severe lettere di rifiuto di scrittori famosi

Un modo per non scoraggiarsi: alcune lettere di rifiuto da editori per proposte da scrittori come Nabokov, Kerouac, Stein... provviste di scherno e disprezzo:

http://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2011/11/famous-authors-harshest-rejection-letters/248705/

Ovviamente del recensore confuso non si ricorda più nessuno, invece i libri ben scritti sono rimasti.