venerdì 28 gennaio 2011
Poesia d'amore - Eleonora Falchi
Amiamoci di quell'amore
Essenziale assoluto
Che non si cura dei fronzoli esterni
Lasciami bere fino all’ultima goccia
Il nettare della tua passione
Perché tu resti per sempre dentro di me
Assapora piano il mio farmi liquida per te
Per comprendermi profonda
Senza bisogno di parole
Amiamoci con quell’attrazione che fa
Di due corpi e di due menti
Un solo mondo e un solo cuore
E tutto andrà bene
(di Eleonora Falchi)
lunedì 24 gennaio 2011
Lo Zio A. era lo zio dei vizi: della cocacola, del caffè, degli orari permissivi, delle bestemmie.
Non lo conoscevo bene, come la maggior parte delle persone che conosco.
Un anno fa inizio ad andare a vedere le partite della Fiorentina con lui, perché è anche lo zio ultras che aveva visto i Viola a Torino passeggiare e poi vincere lo scudetto del ‘69.
Vado a prenderlo in macchina, lo scarico sul posto, vediamola partita e lo riaccompagno. È già malmesso, debole sulle gambe e con il fiato corto.
La Fiorentina inizia bene il campionato e anche la champions, così che io credo che alla fine vinciamo davvero qualcosa, invece nulla, una disfatta totale, perché i calciatori vanno in campo solo per sé stessi mica per chi li va a vedere. In mezzo a tanti dati sportivi lo zio c’infila anche quelli dell’emoglobina, dei globuli bianchi e delle cure in genere.
Spesso si guarda anche la motoGP, o meglio Valentino, e lui, o bene o male non tradisce mai.
È il 14 di agosto e sono a fare un lavoretto, il guadagno è per la casse delle assicurazioni e quello che avanza per le ferie. Sono con lo scalpello in mano cado, la scala via di piede e per non spaccarmi la testa mi aggrappo e tiro giù la caldaia. Sono a terra, sano e salvo la caldaia inizia a piegarsi su sé stessa, i tubi di acqua e gas cominciano perdere. Sono solo in casa. Apro le finestre. Guardo a destra e sinistra, “ma dove cazzo hanno messo i rubinetti”.
Li trovo finalmente, evitando un disastro. Domani è ferragosto, non so che a Cristo votarmi, così lo chiamo. Perché è anche lo zio trombaio.
Lavoriamo per tre giorni come bestie, come veri trombai, con pezzi di ricambio di fortuna, tubi piegati e dadi che proprio non vogliono sapere di tornare al loro posto. Bestemmiamo e facciamo il massimo, ma non serve a niente perché le cose quando devono andare male, vanno male davvero. Alla fine lui comunque mi dice “non importa ragazzo, non ti sei fatto male e io sono contento di aver dato una mano al mi’ nipote”.
Il campionato reinizia e non è proprio il caso di farsi illusioni con questa squadra e questa società. Per lo zio e per me sono tutti de’ bucaioli.
Meno male che Vale ritorna a correre rimettendosi presto dall’infortuno.
Siamo a vedere la gara di Sepang e il dottore conferma che il primario è sempre il più forte, sverniciando la concorrenza e dicendo “l’anno prossimo ci sono anch’io per il titolo”.
Con lo zio usciamo per prendere il giornale, devo camminare davanti, con lui che usa le mie spalle come sostegno, siamo sulla panchina di p.za Gualfredotto quando mi dice: “questa volta si va via, siamo belle di’ gatto”
Io borbotto in silenzio “ci vorrebbe il Valentino dei dottori”
La domenica, quella domenica, vado a trovarlo verso le 11, la motoGP ha corso all’alba, Vale è arrivato terzo. Perché, sentenzia lo zio: “ gli danno la moto peggio”. I viola giocano a Genova con la Samp. Nessuna speranza.
Lo zio è nel letto, un omone di 90 kl e passa ridotto ad un gomitolo di dolore.
Continuiamo a parlare di sport. Le parole escono a fatica, sconnesse, spesso incomprensibili, a volte speranzose “quando arrivo lassù mi darà una pacchina”. O disperate come quando mi prende per la felpa e mi dice:
” ragazzo, perché non mi porti a Genova”
Lo zio muore martedì mattina alle 3, la mia mamma troverà una chiamata persa alle 2.40. mi hanno detto che ha chiesto di me poco prima.
Sapete una cosa, mica gliel’ho mai detto che gli volevo bene.
Io intanto lo scrivo.