mercoledì 6 ottobre 2010

LUOGHI DI CONFINE di Roberto Mosi - prima parte

Roberto Mosi
Luoghi di confine



Val d’Inferno


Prologo

Un lampo illumina la Cupola,
un boato squarcia la notte.
Il Gigante sobbalza
si scuote dal sonno,
si alza vacillando in piedi.
Guarda in basso la città,
il Palazzo avvolto dal fumo.
Giunge l’eco delle sirene
delle voci che gridano:" Una bomba è esplosa
agli Uffizi, la Mafia !"
Il Gigante alza i pugni
urla, urla maledizioni.
Nella faccia di muschio
gli occhi sono accesi,
due caverne di fuoco,
la bocca schiuma di bava.
Trema ’intorno la terra.
Cerco un riparo nella grotta,
si apre un labirinto, precipito,
precipito sul fondo.



La cornacchia

Il corpo batte contro
il tronco di un castagno.
La cornacchia conta gli arrivi,
li moltiplica per i numeri primi.
Ad ogni arrivo gracida,
batte le ali contenta,
sulla lavagna il sentiero
con le sette gore d’acqua.
Sono tra le pareti della Valle,
in alto spunta il campanile
di Casetta di Tiara. Un cervo
sorpreso, scappa, sul fianco
la ferita di uno sparo.
Trema il bosco intorno
poso l’orecchio sulla terra,
il treno passa veloce
sotto le radici del bosco.

La Ragione

L’acqua canta tra il muschio
dei massi, si scompone
in correnti, si ferma in gore
sommerse da rami di arbusti.
Emerge la cima dei castagni,
lascia il passo alla vertigine
delle rocce, colonne aeree
di una cattedrale aperta
sul candeggiare del cielo.
"Mi perdo in questi boschi,
le parole di Dino, ritrovo
il centro di me stesso tra i fumi
della Follia. Casetta di Tiara
oltre i fianchi della Valle,
approdo per l’incendio d’amore,
rogo della mia Ragione."
Le rocce parlano dell’essere
le acque giocano con l’apparire.
Le piene dell’inverno trascinano
pupazzi bianchi caduti dal cielo.
Sulle camicie ricamate, i nomi
Libertà Uguaglianza Fraternità
si disfano, battono sui massi.
Immagini di pietra alle pareti
della valle, ideologie sedimentate,
ora il volo declinante del gabbiano
ora colonne archi cupole
fino alle guglie della cattedrale
attraversate da oriente a occidente
da armenti ricamati di nuvole
guidate dal fantasma della Ragione.


Il Progresso

La Ragione sposò il Progresso
bambini rossi erano nati
erano cresciuti bambini
rossi, sparsi dalla corrente.
E’ strana la sera di Mosca
suona il carillon della Piazza,
"Mezzanotte a Mosca", brilla
la stella rossa sul Cremlino,
vibrano bandiere rosse, rosse
al vento sulle mura, sventolano
all’aeroporto Shemeretyevo.
S’illumina la stella rossa sopra
la Casa del Popolo all’Impruneta.


La Storia

Si spengevano serate d’inverno
i vetri, una piaga rossa languente,
brillavano al tramonto nella veglia
al suo capezzale. Il profilo aguzzo
s’illuminava, traspariva il cielo
degli occhi, specchio di altre stagioni,
dolciastro infuso di melanconia.
L’acqua ha lavato ogni traccia
la corrente ha portato via la salma,
ha disciolto il sapore della Storia.


Nonluoghi

Orchidee di benvenuto al banco
del check-in per il viaggio nello spazio
rifiuti tra i detriti dell’identità,
schiacciati dalla Comunicazione.
Orchidee di benvenuto al banco
dei Nonluoghi, passa la folla
che si muove allo stesso passo
lo sguardo in avanti. Non scorge
chi avanza piano, zoppicando.
La Bellezza nella spazzatura.
Improvvisi appaiono
gigli di plastica colorata.


Riciclo

Congestione di rifiuti urbani
nelle discariche a cielo aperto
aria puzzolente, ammorbata
i topi si tengono per la coda
fanno festa gabbiani in volo
gatti impigriti dal grasso.
Ogni rifiuto raggiunge la meta
differenziato per contenitore:
la campana destinata al vetro
da svuotare a caduta dal basso,
il cassonetto da ribaltare con forza,
i bidoni alle famiglie per la raccolta.
La coscienza sociale divide i rifiuti.
Umido Organico: scarti di cucina,
alimenti avariati, erbe del prato.
Carta e Cartone: giornali, riviste,
libri, fumetti, registri, quaderni.
Indumenti Usati: scarpe, cinture,
borse, foulard, abiti smessi puliti.
Medicinali Scaduti: punture, creme,
sciroppi, fiale, colluttori, spray.
Plastica: bottiglie d’acqua, yogurt.
Vetro: vasetti, brocche, bicchieri.
Mondo Virtuale: baci, amore,
passione, sentimento, emozione.


Automi

Il blackberry è acceso
tra il bosco di castagni.
La lucciola dallo sciame
raggiunge il led che pulsa
di luce rossa nella notte.
Ronza intorno, innamorata.
Frammenti dell’uomo digitale
nelle anse degli specchi d’acqua,
bit byte bit zero uno zero uno
individui scissi in frammenti,
tele comando centro della mente
cavi in ingresso tele guidati
immagini bloccate sul poetese.
Ordine Pulizia Sicurezza
nella gora ferma dell’acqua.


Potere

Lottano a braccio di ferro
la faccia rossa di fuoco
i muscoli tesi come corde,
gonfie le vene della gola.
Le figure brillano nello stagno,
la lotta al tavolo li rende simili.
Su quale Potere punta la Mafia?



Epilogo


La cascata sbarra la Valle
l’acqua scende fragorosa.
Salto sui massi, tra le onde
in cerca della via d’uscita.
Scopro la grotta oltre il salto
dell’acqua, Gabriella mi porge
la mano:"Dopo la Val d’Inferno
incontrerai il tempo dell’Attesa."
Esco dalle ombre della Valle,
la cornacchia cancella il mio nome.

1 commento:

  1. Mi colpisce molto ' Val D'Inferno - Prologo', in particolare l'immagine della 'faccia di muschio/ gli occhi sono accesi / due caverne di fuoco" mi sembra molto efficace
    'Automi' - mi piace l'alternanza tra immagini naturali, lucciole, pozze d'acqua in contrasto con byte e fredda automazione - ho qualche perplessità sulla parola 'poetese' che non capisco nel contesto nè ho ben chiaro 'Ordine Pulizia e Sicurezza'
    'Riciclo' la trovo originale nella forma e attualissima nell'argomento
    complimenti

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