Questo è l'inizio:
Sedici ore di viaggio e film ingoiati interi. Classe economica. Non gli era rimasto quasi nulla. Ripensò alla serie di falli d'oro, che riposavano nella sala registrazione. Svettavano.
Atterrato. Spiegò le pieghe del corpo, in coda alla dogana brasiliana, incastrato in un gruppo di russi minacciosi e apparentemente privi di tutto. L’agente ai visti, quasi cortese – giovane, carina. Guardando meglio, qui tutti gli agenti sono ragazzini.
Schiera di tassisti con cartelli, per il pianeta gassoso di San Paolo Brazil. A misura d'uomo impazzito.
Questi alcuni link a materiali che mi hanno ispirato:
http://www.wallpaper.com/video/travel/city-short-so-paulo/207544211001
http://www.favelapainting.com/
http://literal.terra.com.br/rubem_fonseca/nasruas/nasruas.shtml?nasruas
Saluti,
Pietro Polsinelli
Commento da prima impressione: Progressi. non c’è paragone con i primi scritti, elaborati, e di difficile comprensione, ti avvicini alla soglia dell’hard boiled, ma invece di sfondare la porta bussi. prima o poi qualcuno ti dirà “avanti” e allora dovrai sparare a raffica – parole intendo – poi dire buongiorno.
RispondiEliminam.
Per Kapitani: Una considerazione - a margine dei limiti e difetti della mia scrittura (infiniti) – sul fine dello scrivere: nella nebbia (rossa) sollevata dalla lettura e commento di Raymond, non dimentico che il fine della scrittura, sicuramente della mia, non è lo scrivere “cose più toste possibile”. La scrittura hard-boiled è divertente ma può anche essere una prigione, e alla lunga, annoiare (che è in forte contrasto con i suoi scopi). Da qui anche il limite di una scrittura alla Raymond – a cui il buon Fonseca non è soggetto: il suo Agosto esprime anche un’idea di (brutto) mondo e conoscenza non banale, al di là del brutalismo di alcuni protagonisti. A volte preferisco bussare delicatamente e ascoltare la risposta – piuttosto che sfondare sempre la porta. Just my 2 cents.
RispondiEliminaPer chi ha un minuto: In una delle prime uscite giusti disse, a proposito della scrittura di dumas, che l’autore francese smontava i suoi avversari con i dialoghi ed i suoi travestimenti – l’abate busoni – ecc.
RispondiEliminaCosa che tarantino avrebbe ottenuto con una bocca aperta ed una pistola ben ficcata nella bocca stessa.
Ora ognuno – e parlo di non due – cerca il suo stile, non importa se ascoltiamo o sfondiamo porte, la violenza o il dialogo è solo un mezzo e alla lunga viene sulla balle se non c’è dietro di più, un “atmosfera” diciamo.
Cmq la mia era solo una prima impressione e visto che conosco pochissimo della idiomatica lingua inglese, e che mi hai registrato hard – boiled in inglese ti becchi la 2° citazione: “Con una pistola in bocca e la canna della pistola tra i denti puoi solo parlare a vocali”
A stasera e domani
mi sono immersa tutta d'un fiato nella lettura di questo racconto che ha un ritmo incalzante, reso ancora più forte dalle frasi brevi,con periodi spezzati e resi più incisivi dall'assenza di descrizioni dettagliate (soprattutto all'inizio e mi viene da chiedermi se sia un effetto ricercato e voluto per tenere il lettore con il 'fiato sospeso') si viene trascinati nella storia come in un film d'azione (non so perchè mi è venuto in mente 'Romanzo criminale' versione brasiliana)...unico appunto - nel dialogo al bar metterei - almeno tra parentesi - la traduzione per chi - ahimè- non conosce il portoghese). Complimenti
RispondiEliminaIl tuo racconto mi è piaciuto, più che per la trama in sé, per l’ambientazione resa in maniera asciutta eppure vivace, un “mondo” ri-creato con tratti ironici che riscattano anche l’amarezza dell’“a misura d’uomo impazzito”. Buona, nel complesso, e originale la scelta stilistica (frasi brevi, scattanti, spezzate, ellissi e sintesi in tensione tra impresso ed espresso, sia nel narrato che nei dialoghi). Mi ha poi anche indotto qualche riflessione su forma/contenuto. Prendendo spunto dal Giusti di venerdì scorso (accennava più o meno al «porsi il problema dello stile o porsi il problema della storia»), il tuo mi è sembrato un esperimento “coraggioso”, quasi un azzardo, nel fondere ricerca di stile e corsa dell’azione: pare che di solito non sia facile abbinarle, almeno in questo genere narrativo, senza che la prima rischi di “frenare” la seconda. Però, appunto, non è detto, non è scontato che sia così, e maestri lo dimostrano. Qui mi sembra che regga.
RispondiEliminaGrazie Manuela: sì, il non descritto e non tradotto è intenzionale - per far pensare un po' da soli.
RispondiEliminaCaterina: grazie, grazie - rileggerò esaminando l'equilibrio tra stile e azione. E' la ricerca che più mi fà impazzire nello scrivere.
Devo dire che il racconto mi è piaciuto. Non tutti i passaggi li ho capiti ( dovrei rileggere più volte ) Non far capire subito, però, non sempre è un pregio. Lo stile sembra acerbo, comunque funziona.
RispondiEliminaSecondo me, sia tu che il Kapitani avete stoffa. Però dovete lavorare, come tutti del resto.
Grazie molte Sauro, mi sono reso conto di alcune parti troppo accennate - ci sto lavorando.
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