LA DANZA DEL SALOMÈ (prima parte)
Dal diario di viaggio di "Odisseoaitaca"
diario di viaggio...!?!
... volendo essere immortale, il Salomè decise di ballare per il re. Ed il re era Cronos.
Camminò molto, buche su buche, l'asfalto era finito, l'oasi sulla destra, occupata da due tribù: dai flamingo bianchi (detti gli alti) e dai flamingo rosa (detti i bassini) era già passata, ora diritti verso quell'orizzonte tagliato, interruptus ed allo stesso tempo apertissimo, chiarore di pietre che si separano dal cielo sempre più azzurro chiaro quando tocca terra, come la linea di separazione del ying-yang.
A destra a riparo di una delle poche colline stratificate, aguzze e pungenti finché non si sbriciolano impercettibilmente, quattro tombe bianche circondate da sabbia beige chiara, ma bianche come ossi di seppia dal sole.
E via il Salomè ha fretta. Incontra le velvetias, ed ha la prova che è sulla buona strada, più avanti troverà il Tempo. La velvetia con quei ritorcimenti delle sue foglie verdi e lisce sul tronco che sembra un grande fungo femminile scuro e screpolato ricordano il tempo che passa. Eppoi ora sono in fiore. Fiori maschi fini ed aguzzi con piccole sfere a batuffolo gialle di polline e fiori femmina ovaleggianti in attesa del Cupido ventoso.
Ed il tempo che non passa nei fiori secchi dell'anno precedente, secchi ma giammai putrefatti.
Ed il tempo che non passa nelle rughe chiare su cui appoggia il verde della foglia.
Ma invece no, il tempo passa. Corri Salomè, corri, che il verde delle foglie già diventa rosseggiante, rosso vermiglio e poi scheletro sfilacciato color cenere.
L'accidente può sempre accadere. Come a quella gazzella che passa ora dentro un pick-up di cacciatori "furtivi" come dicono qua, specie molto diversa dal nostro dolce Jordi impiccato da una corda d'oro per i cervi di Henry the senventh.
Corri Salomè, corri!
E via giù per la pista. avvicinandosi sempre più a quelle montagne là in fondo, nella penombra del calore e della foschia.
Azzurro, azzurro intenso, quanto l’ora passata in auto, con toni di verde smeraldo sulla fanghiglia della riva. "Pedivia": laghetto fra arena e pietroni ed il Curoca, fiume stagionale ora quasi in secca. Salomè vuole sentirsi vivo, e si immerge pensando che la bilarziosi non dovrebbe reggere quel calore dannato. La sua pelle sarà più elastica e danzerà con più sensualità. Fagocita con gli occhi quei colori che risplendono anche dalle pietre argento chiaro opaco per rubargli quello che hanno di vita.
e via di nuovo.
Ed ecco, anzi eccoli. quasi tutti a dorso d'asino, ma che strano, anche le lei hanno il diritto di cavalcare, (peculiarità dei Mwcuroca), vanno a prendere acqua.
Poveretti pensa Salomè… loro sono destinati a morire yo a vivere.
e via di nuovo, Cronos è lontano, con la segreta paura che non mi voglia ricevere, ed allora resterei Mwcuroca come finora sono.
ora ci addentriamo in un enorme campo di quelle collinette fatte di monoliti raggruppati. Sempre più grandi, sempre più vicino, fino ad entrare in un grande circolo e fermarsi. Ed è notte, ed è gintonic, si scherza si ride ci si conosce, Salome prova danze, senza che gli altri non vedano solo che un salace ma conquistatore umore toscano.
A tavola un fatto strano 12 persone. Il tredicesimo su di un altro tavolo. Il figlio del capo. ma alla destra del capo stempiato, grigio-bianco con piazzetta. Lei. teenager angolana dagli occhi bellissimi. Strano, non lo facevo così democratico.
Salutiamo le stelle che sopravvivono alla luna crescente dell'impero di Solimano e via a riparo di un monolite più enorme degli altri con Morfeo, con il respiro pesante per l'affanno di ripartire e di riuscire.
...stop, finita la gasolina per questa elucubrazione d’oggi. Già stanno chiudendo le cellette foderate di materassi di San Salvi.
NdT: per non scoraggiarvi vi dirò che avete percorso circa 300 km ed un dia su 4 è passato.
Questo è un messaggio e-mail non aggressivo, così rispondete: no grazie, ed automaticamente il nostro cervellone vi toglierà dal nostro indirizzario.
Omaggi alla signora, o viceversa Ossequi al signore.
"Odisseoaitaca"
Ciao 'Odisseodaitaca'
RispondiEliminanella lezione di venerdì scorso con Simone Giusti abbiamo fatto degli esercizi di lettura e a 4 di noi è stato assegnato il tuo testo. Abbiamo fatto alcune considerazioni rispondendo a domande che Giusti ha proposto per valutare il grado di 'leggibilità del racconto:
- è un racconto che richiede molto impegno per essere compreso ; ci ha molto incuriosito perchè oltre ad un diario di viaggio conteneva riferimenti tra il fantascientifico e il mitologico; forse una pagina e mezzo non ci è stata sufficiente per entrare nello spirito del racconto e comprenderlo e ci è rimasta la curiosità di saperne di più; il mettere citazioni o riferimenti (tipo parole spagnole qua e la, il riferimento a De Andrè che da molti non è stato capito) è un modo per sbilanciare il racconto (era voluto questo effetto?). Colpisce la nota finale autoironica (riferimento a San Salvi - Giusti ha fatto rilevare che un lettore non fiorentino potrebbe non capire)
Ti ho riportato quello che è stato detto in modo un po' frammentario e sintetico , spero possa esserti utile, non è una 'critica' ma un semplice esercizio di lettura che abbiamo fatto
prima di tutto grazie per avermi scritto. venerdì sono mancato perchè mia sorella presentava il suo nuovo libro, questa volta dedicandolo a me. sinceramente avrei voluto esserci ma non per commentare i miei scritti ..ma capirci qualcosa di più nella comunicazione scritta ..narrativa.
RispondiEliminaaggiungo solo che avete analizato due lettere scritte pochi giorni dopo il mio incontro con il deserto angolano. e qullo che era iniziato come un diario in realtà era il racconto dei mie mutamenti in relazione al TEMPO che ho provato in quei giorni. ciao