mercoledì 6 ottobre 2010

LUOGHI DI CONFINE di Roberto Mosi - terza e ultima parte

III. Cinema Paradiso


Prologo

Svaniscono le luci nel silenzio
sussurrano le foglie dei platani
schierati ai lati dell’arena.
Si accende l’occhio della cabina.
il fascio di luce taglia la sala
imprigionato da nubi di fumo.
Sulla tela bianca ombre,
luci vivono, sette episodi
della storia del mondo.
Seduta nella sedia vicina
Gabriella mi tiene per mano,
mi porge semi e caramelle.



Alfabeti

Compongo suoni e silenzi
cerco parole nella discarica
della memoria, nei pensieri
tra la melma del giorno
e la luce della notte.
Formo un impasto d’argilla
da penetrare a piene mani.
Leggo e rileggo, ascolto
la voce, cerco colori
saggio la scala dei suoni.
Scompongo e ricompongo.
Appare la forma ricercata
il fuoco abbraccia la forma,
mi esalta il calore del forno,
l’opera pronta per la polvere del giorno.


Alba

una piuma vola
nella stanza
leggera come un sospiro
la prendo fra le braccia
il battito tenue del cuore
la sua pelle sa di stupore
il taglio degli occhi è lungo
i pugni sono stretti
le braccia annaspano nell’aria
giocano con le mie emozioni
siamo in sintonia
da lontane stagioni della vita

* * *
Intreccio parole rubate
alla dispensa delle fate
alla fattoria di ognidove
alle canzoni del lavoro
intreccio suoni leggeri
la voce degli animali
i rumori del bosco
lo stupore dei bimbi
l’orso marrone
l’ape e il paperotto
ascoltano attenti
in cerchio nel letto
roteano i piedi di Marta
la meraviglia negli occhi
mi stringe le mani, poi
lo sguardo è lontano
sempre più lontano
nel mondo dei sogni
un leggero sorriso
le labbra socchiuse.


Amici

Amico che sei nell’ombra
oggi, insieme, ti ricordiamo.
Sul tavolo le pizze fumanti giocano
a scacchi con i boccali di birra,
e il sapore di nostalgie lontane
profumate di mare, la pelle di sale,
nelle lunghe estati indolenti.
Lievi le parole s’intrecciano,
i volti colorati di tenera birra,
le pareti si muovono a tratti,
gira la stanza con passi felpati
gira la giostra del quadro di Nico,
siamo i personaggi gonfi di luce
sui cavalli dagli occhi stupiti
inseguiti dal ritornello veloce,
veloce di un organetto lontano.
Bolle di sapone soffia il bambino,
in disparte, si alzano lievi per le pareti,
vestite di colori, in alto in alto
a cercarti , come i miei versi
per te, amico che vivi nell’ombra.

* * *
Tratti rapidi scolpiscono il foglio
forme prendono vita
il Duomo, la Torre, il Battistero
Piazza dei Miracoli nell’ora
di mezzogiorno, invasa di sole.
Silvano parla disegnando
la parola, la matita una sola cosa.
Conquista l’anima del Bello
che riluce intorno a noi.
Mi spinge a cercare nella folla
dei segni le vie dell’utopia.

* * *
All’alba ho disceso la collina
di Paola addormentata ai piedi
della torre aragonese.
Il rotolìo della valigia sull’asfalto
sorprende il sonno dei cani.
L’abbaiare mi segue alla stazione.
Ad ogni passo l’immagine
del Santo, una nuvola di parole
in ricordo della sua morte.
Alla stazione alta sul mare
gli ambulanti aspettano il treno
sulle spalle merci di ogni colore.
"È in ritardo di un’ora, fratello,
l’intercity che viene da Reggio."


Amare

Coltivi amore
ragazza dai capelli ricci,
in antichi giorni
pieni di canto e di chitarre
dei riflessi degli sguardi
e di parole non dette
fu stretta la trama verde
della tenerezza.
Coltivi amore
ragazza dai capelli ricci,
in giorni di sole
hai intrecciato
corone di baci e carezze
tessendo la trama rossa
della passione.
Coltivi amore
ragazza dai capelli ricci,
i giorni dell’attesa
passano lievi
uno splendido fiore
al centro della trama rosa
della tenerezza.

* * *

La città si scioglie
al sole, evapora
ogni angolo d’ombra
i ventilatori ronzano
nel cervello intorno
ad opachi pensieri
ragazzi disegnano
spirali di colore
sulle pareti fresche
del sottopasso,
conditi
di tracce di poesia
un sassofono suona
davanti ad un cappello
di monete,
la tregua
della sera s’avvicina
sulla riva del fiume
chitarre si accordano
con brezze leggere
nella luce della piazza
passi di flamenco
scuotono il palco
fra la folla risate
allegre di ragazze
pesci innamorati
vaghiamo in giro
nell’acquario della città.


Andare

Case mute parlano
di storie lontane, il paese
si scioglie in sentieri solitari.
Leggeri i passi salgono
il monte tra il verde luminoso
dei castagni, le voci dei compagni
galleggiano nell’aria umida
prima del temporale.
Il gruppo è disteso in una rete
di allegre parole, per il sentiero
che da Castagno sale a La Verna.
Lo guido all’incontro
col Sacro Monte, nello zaino
il suono dei Canti Orfici.

* * *
La barca lascia il porto
la prua s’innalza
sprofonda nella voragine.
Il pilota cavalca l’onda
la supera, si getta contro
la nuova muraglia d’acqua.
Dall’alto urla di gioia.
La coda dell’onda investe
la barca, allaga il pozzetto.
Si alza grondante, pronta
per il prossimo balzo
il respiro sospeso.
Seguiamo la scia rossastra
del sole al tramonto
tra nubi strappate dal vento.
Seguiamo la scia sbiadita
della luna, segnale
per le onde in agguato.
Seguiamo la scia del faro.
Nel porto, tra squarci sonanti
di sonno, prosegue il viaggio.

* * *
Corro
incontro alle colline
sulla riva del fiume,l
le spalle alla città,
a fianco una folla
che va di corsa,
giovani allegri
cani al guinzaglio
fra amici, aironi sui massi
la nutria pensosa,
germani sospesi sul filo della pescaia.
Corro
incontro alla città.
Gli ultimi raggi del sole
coronano la Cupola di rosso
Al centro cerchi di onde:
in queste acque
abitano le figlie del fiume,
custodi dei nostri tesori.


Armonie

Geometrie evaporano
da piazza Santa Croce
linee fuggono
dalle strade affollate di case
il cerchio
dei bambini la sera
le ellissi delle rondini
in volo radente
il punto di marmo vestito
delle vesti di Dante
il quadrato dei turisti seduto
sulla scalinata
il segmento blu libero
dalla retorica della Chiesa
la linea retta della palla
calciata al centro della piazza.

* * *
La musica nasce da lontane
sorgenti, sfiora i velluti
danza tra le trame delle luci.
La musica si apre in onde distese
parlano tra loro violini ed ottoni.
Tosca, Carmen, Don Giovanni.
Sono la comparsa in costume,
servo e principe, nel fascio
di luce del palcoscenico.
Maschere si affacciano dall’alto
corrono tenendosi per mano
nel vortice delle ultime note.
Il teatro è silenzio,
applausi volano in festa.


Artisticamente

Il tram ci traghetta a Firenze
dalla campagna, le Giubbe Rosse
la cioccolata e poi l’incontro:
Masaccio a Santa Maria Novella
Beato Angelico a San Marco
Giotto a Santa Croce, Donatello
e Filippo Lippi a San Lorenzo.
Delia per la festa si toglie la tuta
si veste elegante. Mi parla
delle meraviglie del Bello.
Giotto e gli altri personaggi
ci seguono sul tram, al ritorno.

* * *
Giuliano mi guida per le stanze
annerite di polvere e fumo,
alla Fattoria di Celle.
Tavoli, vasi, scaffali di libri
stracci, quadri, scarpe appese
un violino adagiato sopra
una mensola, bottiglie
impolverate, una tavolozza
fiori secchi, legni, cerchi di ferro
vetri rotti, una lanterna, farfalle
attirate dalla luce, assi di legno.
Ogni cosa è stata rimossa.
Si alzano dal fumo forme
sopravvissute, ombre luminose
impronte di luce, immagini,
la forma fisica dell’ombra.
Lo sguardo sprofonda
nella profondità del nulla
nell’anima di luce delle cose.



Epilogo

Gli spettatori seguono felici
le ombre in movimento.
Volgo lo sguardo al cubo bianco
della cabina, all’occhio di luce
diviso in pulsanti frammenti.
Il cubo mi guarda misterioso
immerso nella nube notturna
che avvolge il Cinema Paradiso.
Mi chiedo chi abita dentro,
il perché delle ombre.
Scorrono i titoli di coda
le luci si accendono,
sullo sfondo la Cupola del Duomo.

2 commenti:

  1. Un lavoro poetico "importante", un bell'affresco giocato tra mimesi di luoghi reali, rivisitazione emozionale e l'incontro di immagini forti che superano il tono (volutamente solo apparente, credo) di "reportage". La tripartizione "dantesca" sembrava ambiziosa, ma poi leggendo non tradisce le aspettative... Mi è parsa una "commedia" tutta umana, più che tragica direi malinconica e pensosa. Solo un parere personale: mi è piaciuta soprattutto la parte centrale (purgatoriale), secondo me quella più concentrata e organica, per l'atmosfera umbratile, il senso dell'inesorabile e il linguaggio preciso ed asciutto; le altre forse più varie, descrittive e "forentine", ma ugualmente godibili.

    RispondiElimina
  2. Concordo con Caterina che questa silloge è un lavoro importante.
    Si avverte una maturità di sentimento e capacità di esplicitarlo in versi.
    I riferimenti espliciti ai luoghi mi convincono. I riferimenti a situazioni attinenti la politica tradiscono il pensiero dell' autore, il che non è un male in sè, ma in questo caso, secondo il mio punto di vista, tolgono spessore alla poesia.
    Comunque sia il lavoro è ben strutturato e credo abbia un preciso valore.

    RispondiElimina