sabato 27 novembre 2010

Per scrivere bene? Forse

Per "festeggiare" i primi 30 post del nostro blog di scrittura
(e, naturalmente, gliene auguriamo tanti altri, vero?… )

Sono contenta e cercando di condividere vi lascio un saluto non con un testo mio, per carità!, ma di "uno che qualcosina ci capisce" e di cui si parlava anche ieri al corso.
Lo so che sono parole celebri che conoscerete sicuramente già tutti, visto che l'autore le dedica a chi segue corsi di scrittura, e poi le regole (come ci ricordano sempre) sono fatte proprio per essere infrante e non bastano certo per scrivere bene... metterei perciò il punto interrogativo... però, chi lo sa, forse possono sempre tornare utili. Magari anche a voi, come a me, ogni volta a rileggerle strappano un sorriso e qualche riflessione (se non altro mi fa pensare a quanto sbaglio, ahimè).
Commentate, se vi va.
Saluti cari a tutti i creativi, poeti e narratori,

Caterina



SCRIVERE BENE?
LE QUARANTA REGOLE DI UMBERTO ECO

(da Umberto Eco, La Bustina di Minerva, ed. Bompiani).

"Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come scrivere bene. Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura. "

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando
necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare
indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di... puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è "fine".
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le
citazioni. Dimmi solo quello che sai tu."
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere
è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di
qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un
serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti:
anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai
all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono
come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di
parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che
inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo
discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione
che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni
inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo
nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà
sbaglia.
26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo
maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!!!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini
stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt,
Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi.
Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore
del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti
il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello
che vi sto dicendo).
32. Cura puntigliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una
pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque
avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle
premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero
dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati,
nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come
altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla
deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero
eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano
comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

3 commenti:

  1. Ciao Caterina!!!
    Interessante...anche un po'avvilente pensando a quanti errori si fanno. Però è anche vero che più si 'erra' e più strade si trovano, che ne pensate? Mi sono persa la lezione di venerdì causa febbre e mancanza totale di voce, e ora mi consolo leggendo gli ultimi scritti del blog..

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  2. Anche secondo me questa scaletta è utile ma un po' avvilente... A parte le ovvie raccomandazioni sull'ortografia ecc., che fanno sempre bene, mi sembra più indicata per un tipo di narrativa piuttosto “pulita” oltre che per la scrittura giornalistica-saggistica… infatti seguendo alla lettera ad es. le regole 10 (termini forestieri) e 14 (scurrili), ma anche la 17 o la 39, buona parte della letteratura contemporanea più vivace dovrebbe per assurdo considerarsi... sbagliata! e poi a me le metafore e i dialetti piacciono (non solo in poesia). Da "errante", anzi proprio pellegrina e spersa, condivido la tua fiducia nelle strade secondarie e non, che si aprono quando uno è davanti a un divieto e lo infrange per poi magari salvarsi in corner. Forse è un vero e proprio atto creativo, per chi beato lui ci riesce, sbagliare e poi correre il brivido di arrampicarsi sugli specchi, c'è da sbizzarrirsi. Rimettiti cara, auguri sinceri (e non è una captatio benevolentiae, infatti l’ho messo in fondo!!!) ciao

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