Ciao a tutti
La lezione del Giusti venerdì è stata veramente efficace, il nostro prof. mi sembra un capofficina della parola, sovrintende a tutte le fasi per la costruzione della buona Scrittura. Spero lo prenda come un complimento visto che Carver era definito un artigiano della parola.
Prendete il mio caso ha scelto una pag. del mio racconto per dimostrami che il lettore poteva, dopo le prime pagine, rimanere deluso pensando che trattasse solo di una serata di biliardino al bar mentre invece è un noir con sordidi personaggi, uomini e famiglie rovinate e un efferato omicidio.
Come dire niente è per caso quando si scrive soprattutto per noi che “per caso” scriviamo.
Ringrazio Pierluigi per il suo intervento e per avermi rinnovato la sua stima e chiedo scusa ad Alessandra perché almeno un due occasioni ho banfato a cavolo sulla poesia e sui poeti.
Di seguito trovate un piccolo racconto, niente spari, sangue ecc, vuol essere un tentativo di scrivere in punta di penna.
p.s quanto sotto andrà sopra al blog di ben cotti. Potete dire anche chissenefrega.
Drrrrrrrrrr, drrrrrrrrrrrrrr
Franco mise una mano fuori dal piumone e raggiunse la sveglia.
Mentre si metteva i calzini guardò sua moglie. Russava leggermente girata si spalle.
Emise un sospiro raggiunse la sedia e finì di vestirsi. Aveva il giramento.
Al bar in piazza solita sfoglia di riso e solito caffè. Neanche una parola.
La barista nel porgergli il resto si aggiustò il colletto della camicia e gli sorrise.
Raggiunse la stazione a piedi, come sempre, davanti alla vetrina del fruttivendolo tentò di sistemarsi la cravatta.
Il treno era mezzo vuoto, troppo presto per gli studenti, si accomodò nel primo posto libero.
Davanti a lui un uomo e una donna di mezza età davano il peggio di loro, li riconobbe, quel giochino andava avanti da anni. Lui cercava in ogni modo di essere simpatico e lei di essere più giovane di quanto fosse. Entrambi gli sforzi li rendevano patetici.
Qualche posto più in là un ragazzo con l’mp3 ficcato negli orecchi se ne sbatteva del resto.
Doveva procurarsi al più presto uno di quegli aggeggi.
Comunque non era il caso di cambiare posto, il treno stava per arrivare.
Con in mano il quotidiano gratuito raggiunse l’ufficio. Era presto e ancora non c’era quasi nessuno. Gli piaceva arrivare a quell’ora, abituarsi lentamente al rumore delle cose e delle persone.
Aprì il computer e controllò la mail. Era ancora lì. Credeva di averla cancellata ma si era sbagliato. La mail con la quale il dirigente gli aveva negato di prendersi quei giorni di vacanza, motivo per cui sua moglie e lui non si erano svegliati nell’hotel quella mattina.
Franco rilesse il contenuto formale e freddo in chiave ironica. Caro geometra, nonostante il suo carattere di merda lei è l’unico che ci capisca qualcosa di progettazione per complessi residenziali, mentre io non ci capisco una mazza visto che qui mi ci hanno messo per tutt’altri meriti, e dato che domani abbiamo la riunione con la dirigenza, oggi dovrà relazionarmi e domani farmi compagnia, rimanderà il suo bel viaggetto. Non le nego che questo mi dia una grande soddisfazione.
Franco sorrise della sua versione.
C’era un’altra mail, quella mattina alle 9.30 sarebbe stato messo in atto la prova di evacuazione, i dipendenti dovevano svolgere la loro attività fino a che non avessero sentito l’allarme antincendio quindi si sarebbero diretti con sollecitudine, ma senza panico, verso l’uscita. Evitando l’ascensore e raggiungendo il parcheggio servendosi delle scale.
Alla 09.28 Franco andò in archivio. Dopo poco udì l’allarme, lo scalpiccio e le risatine dei colleghi che evacuavano. Poi quando fu sicuro che tutto fosse tranquillo tornò nella sua stanza.
Accese una sigaretta, mise i piedi sulla scrivania e si mise a scarabocchiare un foglio bianco, poi lo appallottolò finendo per fare canestro nel cestino della carta. Ci sarebbe voluto almeno una buona mezz’ora, forse un’ora. Lo stabile aveva otto piani, si trattava di salvare almeno 400 persone.
La sigaretta era finita così Franco si mise a spippolare in rete. Udì dalla stanza accanto dei rumori, ritrasse i piedi e si mise in orecchi. Non c’era alcun dubbio, qualcuno aveva fatto come lui.
Si alzò per complimentarsi con chi aveva avuto la sua stessa idea.
La porta dell’ufficio accanto era accostata, prima di entrare sbirciò dall’apertura, il dirigente si stava baciando il capo della sicurezza, quest’ultimo era di spalle rispetto a Franco. Fu un istante, il dirigente aprì gli occhi e vide Franco. I sopraccigli si alzarono a dismisura, Franco allargò le braccia, poi si mise l’indice sulla bocca. Un secondo dopo era di nuovo nella sua stanza.
La massa d’impiegati trascorsa la ricreazione tornava in ufficio. Franco li incontrò per le scale. Il dirigente scaricando la posta avrebbe trovato la mail di Franco. “una settimana di ferie a partire da oggi”.
Piaciuto! Buona questa "punta di penna", cogli l'importanza dei gesti, senza calcare troppo le parole, scorre via, e poi la trama mica è leggerina, anzi... (colpisce anche senza pistola eh!)
RispondiEliminap.s.: Aspetto di leggere gli altri commenti. Non so voi, ma io, quando si tratta di quel che scrivete, cari, bandisco sempre dal dizionario la parola "chissenefrega"...
SI, QUESTA VOLTA ESSENDO UN RACCONTO SENZA PISTOLE CHE SPARANO, MI CONVINCE ANCHE IL FINALE.
RispondiEliminaTentativo senz'altro riuscito e anche il titolo 'occhi aperti' mi sembra azzeccato (anche se di solito non diamo particolare importanza al titolo io credo che non sia un particolare da poco) unico suggerimento : proverei ad inserire anche il breve messaggio mail originale prima della 'traduzione' ironica, per rafforzare il secondo passaggio, che ne pensi?
RispondiEliminaSull'aggiunta della e-mail originaria: non ha già detto abbastanza? La parafrasa prima di riscriversela a modo suo. Cioè, non è un modo per "lasciare spazio" al lettore?
RispondiEliminaPermettetemi alcune astratte considerazioni. Ah! Il vecchio mondo stile impiegatizio che riverbera in sibilline e-mail attraverso la radianza di un pc. C'è sempre una luce di taglio nei tuoi racconti, un silenzio intorno ai personaggi, e un nero morbido come una puntasecca intorno alle luci.
RispondiEliminaSei perdonato per i tuoi dubbi sui poeti e sulla poesia, che forse sono indice di interesse. (Inciso) Che vuol dire banfato? Grazie Massimo!
Cara Alessandra sono io che ringrazio te, per tutto.
RispondiEliminaPer spiegare cosa vuol dire banfare faccio pubblica ammenda, infatti questo termine significa uno che parla non avendo le capacità per farlo ed ostenta una qualche peculiarità che non ha. Può banfare introducendo una sua esperienza “se la banfa” o intromettersi in una discussione di cui potrebbe rimanere ascoltatore o al massimo chiedere qualche lecita spiegazione.
In una bella serata di post arrampicata con un amico di Piombino abbiamo dibattuto una notte sul termine “ciddone” alla fine abbiamo sforato nel border line, poi hanno avuto la meglio le birre.