sabato 13 novembre 2010

Poesie in versi martelliani

Quattro poesie di Leonardo Magnani



LA GIUSTA VICINANZA

Nella stanza s'impone la giusta Santità,
e scopre e svela il fiore giardini d'apparire
per ciò che giace in cuore: vino fermo e passione.
Piaccia o non piaccia fremere lo si fa poi gelare.
Sedendo a un tavolino scostante è il destino
che lascia azzannare quel tanto che gli pare;
non posso stare inerme, aquilotto a fissare:
in cerca mi precipito a stringer conoscenze,
a contendere il tempo, che val forse di più
d'ogni realizzazione mai soltanto sognata.
E sento inclinarmi alla voce degli umili:
avverto dentro premere la giusta vicinanza.




IL CALZOLAIO

Il calzolaio suola, e fin qui tutto serve.
Ma vuoi mettere cosa fa dentro il calzolaio?
Ma vuoi mettere cosa fa con le mani in guaio,
a ricucire invano lezze scarpe aperte?
Ed al cliente appaiato non sa poi cosa dire:
"Aspetti sol mezz'ora... non la farò avvizzire...
…e prendo ai miei clienti un prezzo di favore...".
Così prosegue in canto vivace a lavorare.
La suola è il cammino, è il presto mattutino
che l'uomo deve esprimere d'impetuoso Divino.
La suola è il verbo di ciascuna religione
che cuce d'ogni torto la sua consolazione.




L'OTTICO

Gli occhi usati non vedono che pochissimi lustri;
certi piangono lustri al girare dei nastri
che ne fanno l'età, ne spengono il colore
di giovanili ruote: perdute hanno le piume.
E l'ottico ripone le lenti come il pane
con la delicatezza lettrice delle pene.
E l'ottico risponde con una docilezza
che sembra una carezza alle guance dei più.
Così, vario, martella Dio nel profondo varco,
mettendo in fondo al sacco delle lenti a contatto;
perché Lui sempre c'è, occorre sol vederlo,
guardarlo alle primiere sue lenti di cospetto.




LA SARTA

La sarta guida il manto col suo significato
dell'apparire autentico e non molto traslato.
Conduce l'alto rango o l'inerzia atroce,
sempre in grazia coprendo i lati con la luce;
non dimentica mai i suoi mille gendarmi,
le loro feste vane, le briciole agli stormi.
Certo non cambierà il modo che produce:
è sempre lei con l'ago, è sempre lei che cuce.
Così Dio ci riveste del suo glorioso aspetto:
il povero morente, il nato benestante.
E pure ci abbottona la sorte all'occhiello;
non deve essere fredda, sarà un altro cappello.

1 commento:

  1. Piuttosto disinvolti questi doppi settenari: mi sembra una forma adatta, per il suo ritmo saltellato e non troppo pesante, al tipo di poesia, che ha bisogno di comunicare, instaurare un dialogo con il lettore, chiedergli un assenso (con un gioco di parole oserei dire "martellarlo", anche attraverso l'uso della rima). E poi hai dalla tua il fatto che l'andamento narrativo può sempre riequilibrare eventuali "zoppicamenti" delle sillabe. Tre personaggi simpatici, il calzolaio, l'ottico, la sarta, (non so se era tua intenzione farne un po' figure reali un po' moralistiche-allegoriche?) Non mi è piaciuta molto la ripetizione di "Ma vuoi mettere...?" in due versi contigui, ma forse fa parte dell'insistenza del tono richiesto. Mi ha colpito anche l'argomento della prima poesia, cercare la giusta e umana vicinanza, anche se un pochino mi depistano l'iniziale allusione alla "giusta Santità" (probabilmente colpa mia che non l'ho ben capita la maiuscola) e il verso "e scopre e svela il fiore giardini d'apparire" (un po' artificioso/lezioso? mentre il richiamo finale alla "voce degli umili" è un linguaggio più facile), forse se ci rilavori merita un'espressione più accurata.

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