sabato 13 novembre 2010

I Will - racconto di Alessandra Greco

I Will


La città è una grande anatra che ha smesso di volare. Asfaltano, salto, ambulanti, resettano, corrono nel ritardo di un gran rumore, tutto è cominciato nel respiro che stenta. Un angelo soffiato a ritroso nel tempo ha preso per mano la mia vita, per imprecisione nel calcolo della posizione, degli effetti sulla simulazione, per lo schema a blocchi del sistema, mi ha mostrato gli errori di calcolo dovuti alla relazione tra risparmio ed errore, perché quando una persona ha risparmiato tutta la vita, al momento di scegliere, sbaglierà inevitabilmente, ed è già tardi per prestare attenzione. O non andavamo noi al nord a vendere accendini nel ’50? Mormorare qualcosa al respiro, suggerirgli di stare zitto. I nostri uomini sono bambini vecchi. Mettermi nel bunker, sovrastare il movimento. L’operaio cola bitume, lo stende colla scopa e la ramazza fumiganti. E guardare il cielo. Nel ritaglio della finestra. Inquadrando il corpo, solo nello spazio fuori, occhi-bulbi e aria. C’è una distesa di nuvole bianche che sembra una montagna, morbido solo fuori, la cima dell’Everest si è spostata nel mio settore. E prima di rientrare, di riprecipitare negli iridi, vedere volare gli uccelli. Sfiorano il vetro con le dita, pensieri tenuti nell’aria chiara. Inventare una serie, seguire l’intelletto impastarsi nella cima, gonfiarsi e sfumare nella nuvola. L’ultimo pugno di terra. Fiato che opacizza il vetro, nello schermo soffiato, lo sguardo immobile reprime, si distende congiunto alla pelle. Ai lati, nella casa conosciuta, c’è il mio guscio vuoto. È un arancio o un melograno? Un melograno. Anche se i frutti anneriti sono seccati si riconoscono. Allora forse è seccato anche l’arancio, era forse lì accanto. La linfa torna nella terra quando una pianta secca, sembra ancora viva. Vedi sempre le cose ingenuamente. Facevo per dire, l’occhio vede sempre prima, parlando è difficile tenere, l’anima tarpata ha parole secche. Vuoi rinverdire l’arancio? Ho poco da vivere, non mi resta che questo. Quando il mio amore ha saputo che ho un cancro, mi ha lasciato. Ho trovato l’e-mail stamattina: "Sono un guscio vuoto che non ti contiene", è stato facile dissolvere, vedere le cose per quello che sono. Quello che sono oggi, ha preso tutto l’angelo.



Vedi anche:

Radio Head_I Will (traduzione italiana del testo http://www.thebends.it/testi.html)


I Will

I will
lay me down
in a bunker
under the ground

I won't let this happen to my children
meet the real one coming out of my shell
With wide eyes opened up sitting ducks
I will
rise up

Little babies' eyes, eyes, eyes, eyes
Little babies' eyes, eyes, eyes, eyes
Little babies' eyes, eyes, eyes, eyes
Little babies' eyes, eyes, eyes, eyes, eyes, eyes


Io farò

Mi
sdraierò
in un bunker
sotto terra

Non lascerò che questo accada ai miei figli
incontrare il vero mondo uscendo dal tuo guscio
??Con occhi larghi che ho schiuso su anatre sedute
Io
mi rialzerò

Gli occhi dei bambini piccoli
Gli occhi dei bambini piccoli
Gli occhi dei bambini piccoli
Gli occhi dei bambini piccoli


Un’immagine:
http://www.designerblog.it/post/7451/rewrite-la-scrivania-con-guscio-di-gamfratesi

4 commenti:

  1. Dei due racconti mi è piaciuto molto questo, più concentrato sul dramma del protagonista (o della protagonista?). Forse perché (proveniendo dalla poesia) questo brano sembra quasi una prosa poetica, nella sua intensa brevità, per la valenza simbolica delle immagini, il tono surreale, l'icasticità di certe frasi-sentenza (es.: "L'occhio vede sempre prima, parlando è difficile tenere...) Efficace secondo me anche la metafora del guscio vuoto, non nuovissima, ma qui in qualche modo rinnovata, perché di solito viene associata alla nascita, qui invece al bunker, alle piante secche, al poco tempo che resta, insomma alla fine della vita.

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  2. Grazie Caterina, concordo con te. Il guscio anche come superficie esterna delle cose. A volte, è dentro che si muore, e la superficie rotta lascia intravedere. Il fatto è successo realmente, è molto drammatico, quasi assurdo e banale: lei confessa il suo cancro, lui la lascia via mail! Nell'immagine anche il computer è contenuto in un guscio, il dolore al suo interno, e niente altro fuori.

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  3. A me piace molto l'accostamento musica - racconto,quasi a voler dotare il lettore di una maggior possibilità di entrare nella storia- mi ha ricordato molto quello che fa Veronesi in Caos Calmo - il tuo modo di scrivere mi suscita sensazioni, emozioni confusee domande che poi vengono chiarite brutalmente ma in maniera efficace nelle ultime righe. Invece per quanto riguarda 'the division bell' pur apprezzando la maniera in cui trasmette emozioni non riesco a trovare un filo conduttore...ad esempio mi viene spontanea la domanda.. chi è Jean Claude? Come se al lettore mancassero degli elementi precedenti. Forse è una parte di un racconto da continuare?

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  4. Grazie Manuela, il tuo commento è prezioso per me. Si tratta di una serie di "Semiracconti", così li definisco, che vanno sotto un'unica raccolta che si intitola PressSoundtrack (colonne sonore dalla cronaca), dove la sfida che mi sono posta è stata quella di scrivere breve, una o due pagine, e di dare alla pagina, al titolo e al formato di ogni singolo racconto una veste poliedrica. Impostare i racconti sulla musica e sull'immagine, che entrino nella storia a partire dal titolo e che ne intreccino rimandi, sono storie in cui parlo di fatti realmente accaduti, in cui i personaggi sono volutamente trattati in veste di anonimato o solo nominati. Sul Jean Claude, mi sono a lungo interrogata se dare un nome o no a quello che, evidentemente è un comune potatore, e essendo The Division Bell più aperto e dispersivo di I Will (in inglese Will vuol dire anche Testamento), ho optato per dare un nome a questo potatore che mi servisse anche per introdurre i nomi delle altre figure che compaiono, che sono invece reali. The division Bell parla in sostanza dell'inquinamento del pianeta e dell'informazione (Liu Xia, ora agli arresti domiciliari, è la moglie del Premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, poeta, condannato per sovversione a undici anni di reclusione). Sto elaborando tutta la serie di PressSoundtrack, su cui spero aperto il confronto, grazie.

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