Salve a tutti. Al motto di "meglio tardi che mai", mi fo coraggio e provo a cimentarmi anche io con il dialogo-e-solo-dialogo, rielaborando un’idea dall’esercizio con Giusti dell’anno scorso (parole che uccidono). Spero in qualche vostro commento... grazie!
PATRIA POTESTAS
(Dialogo tra S. e L.)
S.: - Oh, lasciami, così mi fai male. Che vuoi da me?
L.: - Voglio sapere come è morta.
S.: - Perché?
L.: - Perché sì. È un mio diritto, no?
S.: - Ci tieni tanto? Neanche fosse stata la tua ragazza!
L.: - Non lo era, ma… le sue confidenze… la sentivo vicina, ecco.
S.: - Te l’ho detto, Mary è morta senza volerlo. Con una siringa nel braccio. Ti basta?
L.: - Sì, ma cosa vuol dire? Uccisa? Si drogava? Sei stato vago…
S.: - Non riesco a scendere nei particolari, perdonami.
L.: - Capisco, però io ho bisogno di certezze.
S.: - Ma cosa ti cambia. La morte è morte e basta. E lei voleva vivere.
L.: - Lo so, è questo quel che mi fa più male. Ma anche i dettagli contano, magari ci aiutano pure, a farcene una ragione.
S.: - Già. Una ragione. Deve per forza essercene una?
L.: - Io non ne vedo. Bella, giovane, ricca, fortunata. Aveva tutto. Sembrava una storia d’amore perfetta la sua. Invece si
portava dentro un ordigno buio pronto ad esplodere… e così è stato, probabilmente…
S.: - Mmh, ecco i soliti luoghi comuni. "Aveva tutto dalla vita… eppure, la droga." Che ne sai tu di cosa si portava dentro? E Ammettilo che con Mary ti bastava fermarti al "fuori"… quello sì che si vedeva!
L.: - Come puoi scherzarci sopra? Stiamo parlando di lei.
S.: - Senti, mi costa dirtelo, ma qualunque fosse il suo segreto, se l’è portato con sé nella tomba. Conta solo quello che ha lasciato trapelare, capisci? Le cose che ha detto, le cazzate che ha fatto. Nero su bianco. La sua vita. Breve, ma quella.
L.: - Ok, ok, il resto è silenzio, vabbè. Ma allora come fa uno a capire…? Tutto così improvviso, assurdo, niente e nessuno che ti metta sulle tracce... S.: - Sulle tracce? Mica è un giallo. E poi qualcosa c’è.
L.: - Cosa?
S.: - Quella siringa, no?!
L.: - Mah. Sbucata così, dal nulla…
S.: - Infatti. Dulcis in fundo.
L.: - Dolce, non direi proprio. Semmai, deus ex machina, se proprio vuoi stordirmi col latino.
S.: - Stordirti? Volevo solo suggerirti che non è affatto come sembra…
L.: - Che vuoi dire?
S.: - Prova a immaginare, e che cavolo, un piccolo sforzo!
L.: - Vediamo… Forse che è stata condannata a morte per iniezione letale? Era un’assassina? Aveva ucciso qualcuno…?
S.: - Non siamo in America, dai…
L.: - Quindi, resta un forte sospetto di overdose…
S.: - Vedo che ti fermi alle apparenze correnti, alle circostanze statistiche… mi deludi.
L.: - Cioè?
S.: - Cioè che butti lì le prime due ipotesi che sentiamo più di frequente capitare. Potrebbe anche essere altrimenti, ci hai pensato? Una siringa che anziché iniettare, aspira…
L.: - … Sangue?
S.: - Sì, sì, come i vampiri. E Mary è morta dissanguata. Per amore? O, meglio, per uno strano esperimento degli alieni… si prendono tutto il nostro sangue, ci lasciano vuoti… oppure…
L.: - Basta, smettila! Tu non sei serio. È tutto troppo irreale! Mi rifiuto. Non puoi trattarla così. Trattarci così.
S.: - Perché no? Mary non era tua, era mia.
L.: - Qui ti sbagli. Mary era anche mia.
S.: - No! Sono io suo padre!
L.: - Suo padre? Ma fammi il favore! Padre. Uno che uccide così. Sciacquati la bocca, va’.
S.: - Insomma, non sarò stato un buon genitore, lo so, ma io l’ho generata, e io decido cosa dire e cosa non dire di lei.
L.: - Eh sì, me ne hai dette di cose. Mi avevi detto che era bella. Me l’hai fatta vedere, ed avevi ragione. L’ho vista davvero, grazie a te. Sei stato bravo.
S.: - E allora… fidati di me! Era mia, e di nessun altro, chi la conosceva meglio di me.
L.: - Questo non lo puoi dire. Sei un genitore, l’hai detto tu. Che ti piaccia o no, una volta che l’hai fatta vivere, devi accettare che tua figlia sia di tutti e di nessuno, che la adottino o che la odino o che la amino, tutti. E quei tutti tu li devi rispettare. Non li puoi lasciare così, senza spiegazioni, orfani di lei. Non la puoi uccidere come e quando ti pare.
S.: - Faccio come credo… questo è il mio potere, no? Patria potestas.
L.: - Ah, rieccolo il latino.
S.: - Allora parlerò in italiano: se ti dico che è morta, è morta.
L.: - No. Non funziona così.
S.: - E dimmelo tu come funziona!
L.: - Non puoi impedirmi di affezionarmi a Mary, di sentire cosa aveva dentro. E, soprattutto, non puoi impedirmi di farti tutte le domande che voglio, quando voglio. Ecco cosa.
S.: - Ma allora… fai tutto da solo, io non conto niente?
L.: - Non quanto credi, caro. Non più.
S.: - Così sei tu che mi uccidi, ora.
L.: - Pensaci meglio, la prossima volta. La prossima volta che scrivi un racconto.
QUESTO DIALOGO FILA, ANCHE SE LEGGENDOLO LO TROVAVO STRANO, UN PO' INNATURALE... POI L'ULTIMA FRASE RISCATTA TUTTO.
RispondiEliminaquesto dialogo mi ha catturato fin dall'inizio, incuriosendomi, portandomi verso ipotesi ingannevoli per poi disorientarmi e farmi ritrovare nelle ultime righe...mirabile dialogo fra lettore e scrittore ...alla seconda rilettura mi sono soffermata ed ho apprezzato con nuova consapevolezza questo passaggio 'che ti piaccia o no, una volta che l'hai fatta vivere, devi accettare che sia di tutti e di nessuno, che la adottino o che la odino o che la amino'
RispondiEliminaGrazie per aver letto. Sì, la sorpresa "voleva" depistare per essere solo alla fine (percò tralasciata la banale didascalia iniziale S.= scrittore L.= lettore...) e in modo da dover poi rileggere una seconda volta. Però temo che, al contrario, in questo modo il dialogo sia un po' oscuro, sopra le righe e appunto "strano e innaturale". Mi sento un po’ maldestra e sempre assillata dal rischio di spiegare troppo e da quello di non far capire abbastanza… spesso entrambi in coppia :-)
RispondiEliminaAvete detto tutto quello che avevo in mente io, compreso i tuoi dubbi – Caterina – che sono anche i miei, frutto del tentativo di mettere un pratica gli insegnamenti sul dialogo dell’anno scorso.
RispondiEliminaAd ogni modo i nostri prof. dovrebbero essere contenti del nostro impegno e organizzare una bella gita scolastica. Dove andiamo?
Nota di merito per il titolo che non imbroglia come il latinorum manzoniano ma chiarisce.
Grazie Massimo. Hai ragione, a parlare di prof., esercizi, nonché penne rosse e latinorum vari, sembra davvero di essere tornati (o retrocessi?) a scuola. Però buona idea la gita... dai proponiamola alla prossima assemblea! Così festeggiamo il "tutti-promossi-almeno-per-l'impegno" con un bel 6+ (in condotta naturalmente).
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