Il dolore sta prendendo sempre più corpo dentro di lei. Guarda l’uomo che ha davanti; non lo riconosce. Una cannula attaccata alla bocca, collegata a un respiratore artificiale, gli fanno muovere il petto con un’andatura ritmica come quella di un corridore dopo una lunga corsa. Gli occhi sgranati sono grigi, dello stesso colore dei capelli; quello non è un vero sguardo, non proietta nulla. La gamba destra sobbalza da sola. Reazione automatica del sistema nervoso, dicono i medici. Il cuore batte con regolarità, si vede dal monitor. La donna vorrebbe accucciarsi lì con lui ma è impossibile. A un tratto le cose cambiano. I monitor sembrano impazziti. Del muco verde e marrone d'un tratto esce dalla bocca dell'uomo. Uno spettacolo orribile. La donna viene invitata a uscire. Dopo un lasso di tempo indefinito, con le mani ridotte a un ammasso di carne infuocata, la donna è avvicinata da un medico che le dice: «Signora Tiziana suo padre è morto. Ora del decesso: 11 del mattino del 27 gennaio dell'anno 2000.»
Il Signor Lorenzo è seduto come tutti i giorni al solito bar, sospeso fra mille e nessun pensiero. Quel modo di essere lo fa sentire…leggero. La gente attorno a lui è, come dire, gentile ma in nessun caso invadente. Ha l'impressione di non incontrare mai le stesse persone o forse non se le ricorda. In fondo è convinto che quella totale mancanza di memoria non lo disturbi affatto. Ha una bella camera tutta per sé, mangia solo ciò che vuole e il suo stato di salute è ottimo. Non c’è nulla che si aspetti, che non abbia già.
«Il Signor Lorenzo è desiderato dal Capo supremo.» Sì, c'è un capo supremo che ogni tanto incontra, anche se non ricorda nulla di quello che si dicono. Una fanciulla lo prende per un braccio invitandolo a seguirla. In breve, senza sapere come, si trova seduto su una comoda poltrona che sembra abbracciarlo. «Ebbene», dice una voce sonora che riempie la stanza «lo sa che oggi sono dieci anni che lei è qui con noi?» L'uomo rimane sconcertato. È rimasto in quel posto tutto quel tempo e non se ne è accorto, come è possibile?
«Ora le faremo tornare la memoria o meglio, spetterà a lei scegliere cosa ricordare. Sarà un processo doloroso alla fine del quale potrà esprimere un piccolo desiderio, sempre che lo voglia, si intende.»
«Ma… non so… fate voi.» Dice disorientato Lorenzo.
«Bene allora cominciamo.»
Prima fase:
…volo, confusione, dolore fortissimo al petto. Non respiro. Una sirena.
Un colpo. Uno sguardo di donna. Sento ogni cosa ma non posso
muovermi. Sto allungando un braccio. No, non è vero. Vorrei correre
lontano, lasciare tutto. Mi ricordo quando ero piccolo. C’era la guerra.
Gli americani mi dicevano 'un giro in bici in cambio di una stecca di
sigarette'. Io mi accordavo con loro e dopo, senza dire nulla a nessuno,
compravo cioccolata e coca cola. Nel sud la guerra si è sentita poco.
L'occupazione americana, per chi ne ha saputo approfittare, è stata un
tocca sana. Quel dolore ora è alla testa. Vedo del sangue scorrere, delle
persone mi stanno attorno. Mi hanno tolto la dentiera, l'hanno gettata via.
Ho ben presente il momento in cui l’ho messa la prima volta. La dentista
mi guardava 'Vedrà che bel sorriso'. Da bambino chi conosceva i dentisti.
Nella mia bocca i denti, ammonticchiati gli uni sugli altri, sembravano
lottare fra loro. Nell'angolo rivedo la stessa donna di prima. La conosco,
si chiama Tiziana. Ho in mente quando è nata. Un parto facile di poco più
di un'ora. Sono arrivato e me l'hanno messa in braccio. Aveva la testina
rosa, pelosa come una pesca, gli occhi chiusi e allungati. Chissà perché i
bambini appena nati si assomigliano tutti. Forse sono suo padre. Spostatevi,
fatemi guardare. Mi hanno intubato. I suoi occhi sono
un mare in tempesta. Ricordo che da piccola era testarda, cocciuta. A otto
anni volle la bicicletta e non ebbe pace finché non imparò ad andarci. I
ricordi si annacquano, tutto sta scomparendo sento solo un grande
dolore…
Seconda fase:
… la sua passione ora sono i pattini, le rotelle che girano per interi
pomeriggi. Sono di nuovo un ragazzo che corre. Faccio atletica leggera
all'università. La mia specialità è il salto con gli ostacoli. Ho vinto delle
medaglie. Ricordo gli amici, le donne, le prime macchine. Mio padre
aveva una fabbrica di mobili. Io non volevo prendere il suo posto e lui si
arrabbiava; stette giorni senza rivolgermi la parola. La vita della fabbrica mi
opprimeva e poi come avrei potuto comandare a quegli operai con i quali
da ragazzo avevo giocato a pallone tutti i giorni? Faccio l'università senza
alcuna voglia. Dopo la guerra qualcosa sarebbe accaduto. Sento di nuovo
le fitte, ora, al cuore. Mi accorgo che il mio sguardo è vuoto; posso
osservare la luce fortissima che ho davanti agli occhi senza abbagliarmi,
sono diventato cieco. Vedo Tiziana. Ha smesso di piangere, mi guarda
con tenerezza. Che donna sia io non lo so, la memoria non mi aiuta. Mi
deve amare molto e la mia perdita la distruggerà. Le mando delle lunghe
carezze che credo non riesca a sentire. Tutto sta svanendo di nuovo la
perdo, la perdo…
Il Capo Supremo.
«Prima della terza fase devo dirle alcune cose: lei è riuscito a ricordare solo sua figlia. Ora potrà interagire e fare qualcosa per lei. Sappia però che Tiziana non si accorgerà di nulla.»
«Come, cosa significa?»
«Sentirà dei dolori. Quando questi saranno insopportabili vorrà dire che il tempo a sua disposizione è finito. È d'accordo ad andare avanti?»
«Si vi prego.»
Terza fase:
… buio totale. Terra appena smossa da strani individui vestiti di bianco.
Odore disgustoso. Mi stanno seppellendo. Posso vedere il mio corpo,
anche se ne sono del tutto fuori. Un raggio di sole, una folata di vento, la
gente che mi circonda. Il mondo per me è incomprensibile. Ho un
fortissimo dolore dentro che non so spiegare. Non ho forma, odore, peso.
Posso diventare qualunque cosa. Sono un uccello che vola, la borsa della
spesa di una signora che passa indaffarata, il libro di un ragazzo che
legge, il peluche di un bambino in carrozzina, le scarpe di un uomo che
corre veloce, le labbra carnose di una bella donna. Devo trovare Tiziana.
E’ lì, nel suo giardino. Ha sempre desiderato vivere in campagna. La vedo
mentre accarezza un gatto. Vorrei provare amore per le cose reali ma non
ci riesco. Entro dentro quel gatto che fa le fusa; mia figlia mi tiene in
braccio e mi accarezza. Per un attimo tutto è diverso.
Sta parlando col marito. Deve andare in clinica per una lunga cura.
Domani andrò con lei.
Partiti. Eccoci arrivati. Oddio! Nell'uscire dalla macchina le è caduto il
pass che le permette di entrare in clinica. Devo risolvere questo
problema. Vedo un vecchio che passa ne rubo la voce e le sembianze ed
entro da un giornalaio. «Scusi, ho trovato questo pass per terra. Glielo
lascio, se qualcuno dovesse cercarlo, d'accordo?»
I dolori sono sempre più forti. Con la forza che mi resta compongo il
numero di un cellulare che non conosco. «Pronto Signora il suo pass si
trova dal giornalaio qui di fronte.»
«Chi parla? Come fa a conoscere il mio numero?» Riattacco. Il dolore è
ormai insopportabile.
Quella sera Tiziana ripensa a quanto è accaduto. Mentre lo fa, la mente va al padre che perdeva tutto ma ritrovava sempre ogni cosa. Dentro una vetrina del salotto, tutto a un tratto, si rompe una tazzina, così, da sola, senza che nessuno abbia fatto nulla.
Il Signor Lorenzo è seduto come tutti i giorni al solito bar sospeso fra mille e nessun pensiero. Quel modo di essere lo fa sentire leggero, soddisfatto…