Assurdo che per rivedervi insieme
si è dovuto aspettare
il vento fintoquieto delle cinque
sul cerchio dei cipressi,
l'inchino di colline marezzate,
il tempo del tacere.
E pietre strette a pietre come mani,
di marmo le giunture
tra le semplici sculture di saluto
a guardarsi negli occhi
saltando ogni senso, muro o confine
nel tenersi - per sempre.
La casella agrodolce delle ceneri
forzatamente accanto
vi ha prescritto una rinnovata pace,
ferma come il respiro.
Ma ora è quasi un Eden, nel giardino.
Se ci credete – ancora.
(Ai miei nonni)
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