Quella sera avevo trasgredito alle regole del corso di Scrittura e avevo lasciato il telefono acceso. L’sms del fotografo arriva intorno alle 19.00
“Io e il direttore arriviamo verso le 21, tienici il posto”
La risposta è pronta
“è la notte di Leonard e voi ve ne state tranquillamente con le gambe sotto la tavola, vergognatevi”
Corrado che è un tipo sveglio, prontamente risponde
“mica è nostra la notte, è di Leonard”
Io controbatto
“okkei ti lascio il posto all’angolo di Leo, girato verso il pubblico quando combatte, girato verso di lui quando sputa l’acqua”
“sei un tesoro” chiosa Corrado.
La telefonata del babbo arriva alle 19.25:
“Massimo c’è già gente quando arrivi”
“fra 10 minuti sono lì”
Sono davanti al PalaMandela, faccio la fila per il pass e poi appendo quel cartoncino al collo come fosse una medaglia, il babbo ha il posto assegnato nelle vicinanze del bordo ring, io sulla sopraelevata, dobbiamo dividerci, lo facciamo con un abbraccio. La stampa che conta è giù, hanno postazioni con gli wireless e i portatili accesi. Io tiro fuori il blocco per gli appunti e mi preparo anche se mancano ancora 2 ore al match di Leonard. Al Mandela non si può fumare ed una vera disdetta perché per gli incontri fumo come un dannato, raggiungo l’uscita di servizio e vado a fumare. Al ritorno faccio un giro, appena vedo un cartello con scritto “buffet sala stampa” mi fiondo sull’obbiettivo, ma vengo respinto, il mio pass non vale. Forse hanno paura che mi sbronzi e poi faccia casino, ma nessun pericolo non bevo mai prima dei match.
Il direttore e il fotografo arrivano con aria compassata, si sistemano e si guardano in giro, non manca molto al match, io sono intento a scrivere qualcosa degli altri match che precedono quello di Leonard. Dopo un po’ loro se ne vanno giù, il servizio di sicurezza è un po’ lasco e volendo si arriva nei pressi del bordo ring che ora è pieno. Mi chiamano invitandomi a raggiungerli, ma non riesco a passare, sembra che non mi riesca nulla in questa serata, ma sono solo teso. Decido di restarmene in sopraelevata, anche se so che i match si vedono bene a bordo ring, dal basso si notano meglio i pugni che incontrano l’avversario, dall’alto è un po’ più difficile, comunque vedo bene e poi c’è lo schermo che mi può aiutare con i replay, scrivere di pugilato con i pugni che saettano a serie e cosa ben difficile.
I pugili fanno il lorio ingresso sul ring è il momento che gli appassionati aspettano da 44 anni, sbucano dagli spogliatoi adiacenti alla nuova palestra che sono sotto al Mandela, la vecchia palestra era dall’altro lato, quando sono andato ad intervistare Leonard ho guardato il tappeto del vecchio ring, coperto di macchie rosse e scure, il sangue dei pugili che per 25 anni si sono allenati all’Accademia Pugilistica Fiorentina, lì in mezzo, da qualche parte, ci sono anche le mie.
Il match inizia, di solito prendo appunti così: mi segno le iniziali dei pugili, e scrivo le abbreviazioni dei colpi più significativi, i conteggi, i richiami, e poi alla fine del round esprimo il giudizio. Cercando di stare con gli occhi sul foglio il meno possibile, altrimenti come faccio a vedere il match.
Il match è finito, finalmente recupero il fotografo e il Direttore, fumiamo una cicca fuori dal Mandela e poi stabiliamo l’ora per mandare il pezzo e le foto on line. Le 1.30.
Rientro a casa a 10 alle 1, accendo il computer e vado a baciare la Giorgi che è a letto, prendo il blocco con gli appunti e inizio. Ho riempito tre paginate di roba, ma non ci capisco nulla, ho scritto in una specie di trance, l’unica cosa che riesco a leggere chiaramente è “vince ai punti ed è il nuovo campione europeo dei pesi welter Leonard Bundu”. Inizio il pezzo così.
Nessun commento:
Posta un commento