giovedì 19 gennaio 2012

“PROPRIO CON UN FRANCESE DOVEVO CORRERE?” di Tania Maffei


Il famoso Rally di Montecarlo che quest'anno compie 80 anni, svolge la sua tappa più importante di notte sul famoso Col de Turini, solitamente contraddistinto da un manto ghiacciato o innevato. Il Col de Turini è la tappa più attesa anche dagli spettatori  che spesso gettano neve sulla strada per aumentare lo spettacolo; tale condizione ha penalizzato molti corridori che, vi hanno anche perso la vita.



Proprio con un francese dovevo correre ?


Marcello era già in macchina pronto per la partenza con il suo  navigatore francese seduto di fianco. Si chiamava Claude. Correre i Rally è come per il matrimonio: pilota e navigatore sono uniti per la vita, fino a che morte non li separi. Sei costretto a convivere in pochi metri quadrati.  Se non c'è intesa diventa una tortura.
Fuori la neve scendeva lenta. Più in alto sarebbe stato l’inferno.
Il Direttore di gara, un altro francese, incappucciato e con una pesante giacca a vento dei colori dello sponsor, avrebbe mostrato fra poco la mano aperta con le cinque dita. Poi, abbassando un dito alla volta, avrebbe scandito gli ultimi cinque secondi fino al segnale di partenza: uno schiaffo secco sul tetto della macchina.
 “Ma dimmi tu”, pensava Marcello, mentre le idee gli si confondevano in testa guardando l’orologio digitale “correre la frazione decisiva del Rally di Montecarlo sul famoso Col de Turinì, al volante di un’auto italiana, in lotta contro una marca francese e con un navigatore francese. Bastardo, pure”
Dopo l’ultima prova speciale, durante la quale i due non si erano intesi, erano quasi venuti alle mani.
“Tu est con ou quoi ? (Sei stronzo o che)” – l’aveva apostrofato il francese sbattendogli contro il blocco con le note del percorso, appena tagliato il traguardo.
Si erano slacciati le cinture ed erano schizzati fuori dalla macchina. Marcello l’aveva agguantato per la tuta,  e a dividerli, erano arrivati  i meccanici e il Direttore Sportivo. 
“Marcello, vuoi farti squalificare? Sei al comando. Giuro che se fai una delle tue stronzate sul Turinì stavolta ti sparo quant’è vero Dio”, lo aveva apostrofato in malo modo il Direttore Sportivo. Diceva di non aver sentito le indicazioni. In realtà l’orecchio destro, nonostante l’intercomunicante nel casco, dopo l’incidente, non funzionava più come prima, e a volte Marcello non capiva le parole e faceva degli errori. 
Nevicava sempre  di più.
I due si guardavano in cagnesco “Mi guardi eh, maledetto francese. Devi aiutarmi a vincere il Rally di Montecarlo. Mi odi lo so, ma mai quanto ti odio io.”
“Abbiamo cambiato i fari, li abbiamo montati gialli come le auto francesi così nella notte quei simpaticoni dei tuoi connazionali non potranno buttarci montagne di neve mentre passiamo.” Gli aveva detto Marcello con tono molto seccato. Già, come quella notte, tre anni fa, quando aveva avuto l’incidente andando a sbattere contro un muro a causa dell'eccessiva neve gettata dagli spettatori.  Lui ci aveva quasi rimesso l’orecchio e Gianni la vita.
Al posto di Gianni gli avevano mandato Claude, con quell’aria saccente, le note precise e la sua stramaledetta erre moscia.
La gara era  iniziata. L'adrenalina era a mille.
Un colpo secco, giù il gas, il motore saliva di giri, su la frizione, la macchina si ribellava, cercava di mettersi di traverso in un turbine di neve sporca.
“Allez! Plus plus, droite, deux” (Più. Più. Destra due)”
“Certo che accelero…”
“Tais toi! C’est moi qui je parle! Plus, plus , gauche troi!” (Sta zitto, sono io che parlo, Più più. Sinistra tre.)
“Ascolta francese del…”
“Tais toi! gauche, ouverte deux puis quatre, avant gauche…” (Sinistra, Aperta due, poi quattro avanti sinistra). 
“Ti pagano per parlare italiano, lo sai?”
“Mi pagano per farti vincere, e sono soldi bien gagné, come si dice en italien, ben guadagnati.”
Il fondo stradale luccicava sotto i fari antinebbia, la neve era compatta. Si saliva bene, non c’era ghiaccio, né cumuli di neve sulla carreggiata. 
“Andiamo forte davvero ora che ci scambiamo solo le indicazioni strettamente necessarie”. Diceva 
il francese parlando a scatti.  La sua voce nell’intercomunicante era chiara, le note precise. Marcello lo seguiva bene ma in una curva faceva a modo suo. Azzardava un po’, andava via veloce. “Lui lo sa, ma non dice nulla. E' come se approvasse la mia correzione” pensava Marcello. 
Claude intanto gli segnalava con precisione una serie di tre curve senza soluzione di continuità. Marcello le affrontava scalando le marcie e aprendo il gas come Claude gli suggeriva. La macchina sbandava leggermente ma, infilata la traiettoria, andava giù perfetta. 
“Secondi guadagnati.” Diceva Claude con aria soddisfatta mostrando il pollice alzato in segno di  approvazione.
Marcello e Claude andavano avanti alla grande. Non una sbavatura, nulla che li rallentasse. Le note del francese erano stringate, concise, nitide, in una parola: perfette.  
La voce di Claude disegnava la strada un attimo prima che Marcello la dovesse affrontare. ''Non mi ero mai accorto di quanto fosse bravo.” Pensava Marcello ormai rilassato e sicuro nella guida.
“Helàs les gars ! (Ragazzi) Cet italien, questo italiano, il marche vite ! Va forte ! Peut etre que je vais gagner le Rally de Montecarlo avec une equipe italienne, con una macchina italiana e con un pilota italiano, c’est drole, è strana la vita…” diceva Claude facendo finta di ignorare Marcello dopo aver sistemato le note che teneva appoggiate sulle ginocchia.    
Stavano andando fortissimo. Mancava ormai poco alla fine della prova speciale e a vincere il Rally di Montecarlo.
I fanali sciabolavano il buio. La voce di Claude risuonava chiara nell’intercomunicante, sembrava parlare italiano. No, stava parlando italiano.
“E’ la sera dei miracoli” diceva a Claude “anche l’orecchio mal messo stasera funziona alla grande.” 
All’improvviso tutto era cambiato: il motore aveva cominciato a ululare a vuoto. Marcello premeva la frizione in tempo per evitare il fuori giri ma il cambio era già andato O forse la frizione. Marcello era stato  costretto ad accostare sulla destra davanti a un gruppo di tifosi francesi che quando videro che si trattava di una macchina italiana avevano mostrato loro il dito medio.
“Non, c’est pas possible” – urlava  Claude, sbattendo sul cruscotto il blocco con i fogli.
“Invece sì, è saltato il cambio. In questo modello succede. Raramente, ma succede.”
“Maledetta guigne, come dite voi, sfortuna?” 
“Sfiga. No, devo aver sbagliato io…” 
“Mais non, Marcello. Stanotte eri perfetto. Non avevo mai visto nessuno prima scalare il Col de Turinì come te.”
“Eh sì, andavo bene, stasera...
“Sì, abbastanza...
“Cos’è, Claude ricominci a fare il bastardo?” 
“Mais non, mon ami, a me vai  bene così…”
“Hai ragione, scusa. E’ che voi francesi…” 
“Senti allonsanfan, c’è un chilometro e mezzo da fare a piedi sotto la neve io vado.”
“Vengo anch’io, si non peut etre  que tu n’arrive pas.” 
“Ti pagano per parlare italiano.” 
“E toi pour gagner, pas pour casser le debrayage, con que tu es con.” (e a te per vincere non per spaccare la frizione, stronzo di uno stronzo) 
“Brutto figlio di puttana.” 
“Allora lo vedi che capisci il francese, pourquoi je dois parler italien, alors ?” 
“Parce que tu es payé pour ça.”
“Va bene allora al Tour de Corse parlerò italiano. A proposito non nevica più guarda che cielo stellato.” 

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