L’altro giorno, mentre cercavo di battere tutti i record di tempo, fra l’istante in cui mi sveglio e quello in cui arrivo a prendere il treno, la mia gatta Milena mi ha parlato: senti un po’ intellettuale del cavolo, qui si è passati in breve tempo da un solo misero quotidiano settimanale ad un ammasso di libri, me li ritrovo sempre fra le zampe e, a parte La Coscienza di Zeno, gli altri hanno tutti la copertina morbida e neanche sono buoni per farmi le unghie, non è che tu, e quella pazza che ti dorme accanto non vi date una regolata e andate a prendere i libri in biblioteca, tanto poi finite per lasciarli in giro per fare i fighi con i vostri amici, sentite a me, alla vostra età un libro al mese è più che sufficiente, ora lasciami 20 euro per la zampacure e vai a lavorare che sto nervosa, stanotte l’hai russata tutta.
Il quarto libro preso in prestito alla biblioteca è stato La più grande balena morta della Lombardia. Non avevo letto niente di Aldo Nove, anzi sapevo a stento chi fosse quando Pino, un amico del corso di scrittura, non mi riferì che il mio racconto, La casa sulla pescaia, poteva stare in una raccolta di racconti curata da Aldo Nove e chiamata Gioventù cannibale.
Ieri sera ho fatto il bravo è ho fatto cartella in anticipo, oltre al dentifricio c’ho messo dentro il libro, visto che ho trasgredito alle regole di Milena e ho preso in contemporanea un altro libro.
Al ritorno dal lavoro ero al solito binario e alla solita ora, aspettando il mio solito treno, leggendo il libro di Aldo Nove, il treno è arrivato e io ci sono salito sopra.
Ho trovato posto a sedere e ho continuato a leggerlo. Il treno filava a 100 all’ora, così che mi sono perso la fermata prima della mia, mi sono alzato per prepararmi, ma il treno ha proseguito la sua corsa passando a tutta birra la mia fermata. Mi sono preso paura e mi sono detto: va a finire che mi ferma Viggiù, - la cittadina dove si svolgono le vicende del libro - catapultandomi in una di quelle storie fantastiche che sto leggendo. Il treno continuava a correre, così come le pagine del libro.
Poi dopo un bel po’ si è deciso a fermarsi, sono sceso insieme ad una ragazza, volevo chiederle dove eravamo, ma lei aveva l’mp3 così alto che potevo sentire le note della canzone che ascoltava. Così ho deciso di guardare il cartello un po’ più in là. Ripensandoci ho riconosciuto quella ragazza, l’avevo vista sempre in treno, niente mp3, aveva una bottiglia di birra nella mano destra e nell’altra il telefono che suonava a ripetizione, ma lei si limitava a stringere la mano sinistra. Io la guardavo e, insieme agli altri che guardavano pregavo che stritolasse il cellulare.
Non ero a Viggiù ma insieme ad un gruppone di pendolari con una giornata sulle spalle e a differenza loro neanche a vicino casa. Mi sono risvegliato perché, anche se ho i capelli che vanno per i cavoli loro, il maglione talvolta con le chiazze di dentifricio e talvolta all’incontrario, non sono più un bambino e ho i miei bei problemi, anche se l’aggettivo da mettere prima di problemi sarebbe seri.
Sarà difficile separarsi da' La più grande balena morta della Lombardia, anche quando l’avrò finito, uno di quei libri da tenere sul cassetto non per fare i fighi, ma solo per ricordarsi di come i bambini vedono con i loro occhi da bambini il mondo e noi adulti.
Non mi rimane che comprare il libro all’insaputa di Milena oppure parlargliene. Credo che lei capirà.
A proposito, tornando alla stazione di partenza e controllando gli orari, mi sono reso conto di aver sbagliato binario, succede a che ha i capelli ritti in testa e legge troppi libri.
p.s.
Se a qualcuno capita d’ incontrare Aldo Nove ditegli della mia La casa sulla pescaia, magari non tutti in una volta.
Bravo Massimo, questo racconto mi piace proprio, perchè riesci a far immedesimare il lettore con l'io narrante, o, parlando come si mangia, ci si sente dentro :-).
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