mercoledì 1 dicembre 2010

Poesie di Leonardo Magnani

Di Leonardo Magnani


LE CONSISTENZE AVVILUPPANO PIANO


Le consistenze avviluppano piano
nel mio cammino sì poco sereno:
è una strada che dal bene al male
(o all'opposto) deborda nel sale
di campi incolti per il troppo sole,
pur senza limiti, senza parole.

Le consistenze del male e del bene
lente debordano e scrosciano e pèrdono,
forse perchè qualche Dio dissociato
sente che il mondo, l'intero Universo,
è troppo piccolo per starci dentro,
è troppo grande per fare il galante,
e lascia stridere le forze opposte,
come la morte fa degli esborsi
abbandonati a dibattere in vita.

Ora, suvvia, è dolce la stagione
da mettere insieme il pane con le ore;
ora, maledizione, si contorce il povero,
l'inetto d'amore... l'insetto vedovo
della ragione si ammala di cuore.

Ora, maledizione, erompe il ricco
di vita e di speranza come un picchio,
ma un picchio antisistema che conosce
la Balena e da costei è divorato;
ora, suvvia, è dolce la stagione
da mettere insieme il pane con le ore.




PAPPONI PICCOLI E NULLITA' PICCOLE


Papponi piccoli e nullità piccole
s'avvertono d'apprima quando, briciole,
a scuola con gli zaini s'accapigliano
e fuggono rincorsi in guardi vigili
di maestri sommersi dalle regole.
E i piccoli papponi sono mostri,
e prendono a pedate le femmine piangenti,
che sono pure loro dei maschietti;
perchè le nullità più grandicelle,
di pugni e calci molti dovran prendere,
financo dopo le scuole franate,
finite solo a voti contestati.
E i piccoli papponi, invece, al grido
di "fottiamo la nullità invadente",
siedono scranni e ne fanno la legge.

Ma dove cappero sono finito?
Qui non c'è modo di cambiare nulla:
il più forte divora il più debole
e nessuno muove un dito...
Davvero fatemi tornare in culla!



BUS PIENO/BUS VUOTO


Bus pieno di anime rotte,
migranti tra sbarre e segrete:
prigione è la terra d'Italia,
pericolo di greve malia.

Bus vuoto è diverso per loro,
politici alla "Bellemmeglio",
che il Paese sanno tradire...
...lo fanno con l'abito bello.

Bus vuoto per questa italiaccia
scordante l'antico tranello,
che fece partire i più umili,
rinati per altro castello.





IL TEMA DELLE FIERE


I bambini non stiano coi matti,
che poi si marchiano quali rabbiosi
cani d'abbandonare, pien di scatti,
o viscidi bambini ben boriosi.

Il mondo arresta solo chi più soffre
e non s'accorge che il male irrompe
da viscere olimpioniche e veleni
sensibili ai comandi, quelli veri.

E questo, il già narrato, è il tema delle fiere,
che ululano al vento delle condite sere,
e non sanno cos'altro raccontare.

E questo è il da narrare, la storia d'un divino redentore,
fuori di collera le antiche suore.
Saranno tutte genti i suoi cantieri.





SENTIRE TUO SENSIBILMENTE MIO
(a Caterina)


Sentire tuo sensibilmente mio,
nel trincerare di poetar gentile,
vischioso che consacri alla Via
il vivere contrario che è poi vile
tedio di meticoloso apparire
d'ombre subordinate al nostro vasto cuore.




OSSERVO LA MIA ISPIOTA
PER NON PRECIPITARE


Osservo la mia Ispiota per non precipitare,
per non precipitare, vedendo l'altra Italia,
sperando certo di poter contare
su un vero appartenere, se il resto è persa malia.

Osservo gli stradini, santi concittadini!
Asfaltano le strade originali;
muratori, braccianti e manovali,
tutti cresciamo in simili stivali.

Così io che mi colloco
tra un clown ed un guerriero
sento la differenza, contemplo il tempo intero...
Guitto di maschera vermiglia e bianca,
lotto col condor di piumaggio nero,
le ali fendenti un Cielo senza branda.

E osservo la mia Ispiota per non dimenticare.

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