sabato 5 febbraio 2011

Stephen King e il mestiere di scrivere


Ci sono molti manuali di scrittura: cercando su Amazon.com per “writing guide” si ottengono 31,845 risultati; su IBS.it, tra guide di scrittura e scrittura creativa, si trovano quasi 200 titoli (tra cui spunta anche una “Breve guida alla scrittura della prova finale di Scaffai Niccolò”). Leggerli tutti, nessuno? Siamo alla seconda parte del corso, quella in cui si dovrebbe scatenare la penna, la digitazione sui tasti o sulle superfici sensibili al tatto. Procedere a naso? Pianificando tutto prima? Seguendo labili e inafferrabili …

La guida “On Writing” di Stephen King è stata segnalata durante il corso passato e corrente sia da Caterina (Bigazzi) che da Simone Giusti, e qualche settimana mi è arrivata una copia. Non conoscevo King che tramite la trasposizione per il film The Shining, comunque in cerca di nuova ispirazione, ho iniziato a leggerlo una settimana fa. Delle sue opere ho letto qualche trama su Wikipedia, e continuerò ad evitarle con cura. Questa però mi pare una opera notevole, cerco di trasmettere alcune impressioni.

“Scrivere” è una attività dai confini indefinibili, ed ognuno la interpreta con le proprie sfumature, e analogamente ci si può ritrovare in una guida o meno. Beh, King descrive una attività e modalità che risuonano in modi molteplici su cosa vorrei fosse scrivere per me.
Una caratteristica di questa guida è di essere scritta dannatamente bene, non in senso didattico, ma proprio come testo, come racconto. La prima e l’ultima parte sono esplicitamente autobiografici, e indirettamente anche il resto.

Alcuni di voi conoscono Carver “Il mestiere di scrivere”, che non è un manuale, è una raccolta di note e esempi da lezioni (non curata da Carver). Anche la guida di/da Carver è un viaggio nei mezzi del realismo – due realismi diversi. King non è Carver: non mormora, scandisce chiaramente. L’idea di opera che vogliono aiutare a creare è diversa, e quindi diversi i mezzi, le valutazioni. Ma c’è un ampio terreno comune, sono due autori di situazioni. Carver si muove tranquillamente tra prosa e poesia, è focalizzato sulla capacità espressiva dello studente; King guarda allo scritto, al rapporto tra questo e il lettore, incluso quello “medio”.

La prima parte del libro di King, autobiografica, è anch’essa parte del manuale, nel senso che chiarisce che si scrive perché il talento straborda e di scrivere proprio non si può star senza. King non lo dice così, ma il lettore lo capisce da solo. Buttato fuori da scuola perché non riesce a non pubblicare giornali pesantemente satirici sui docenti, questo è il giovane King.

E’ un operaio della scrittura, e lo mette in chiaro più volte. Gli esempi sono buffi e tragici, da vite vissute senza troppi timori. Il conte Leopardi scriveva già da ragazzino “l’erudizione è sonno della letteratura” – beh King non corre questo pericolo. King crede fermamente nell’apprendimento, nella pratica del leggere e scrivere come strumento per la buona scrittura. E più volte esorta lo studente di scrittura a liberarsi del tutto della televisione – che gioia.

E’ una lettura che richiede un lettore che sia già stato toccato dal dubbio sulla qualità di quel che scrive – a chi è in questo stato di perdita dell’innocenza credo possa servire. Ancora più interessante se letto insieme con la guida di Carver.

The heart of the matter

Il cuore dell’apprendere a scrivere per King sta tutto in questo esempio, quando il suo primo revisore capace gli corresse il testo che segue:

Last night, in the well-loved gymnasium of Lisbon High School, partisans and Jay Hills fans alike were stunned by an athletic performance unequaled in school history: Bob Ransom, known as “Bullet” Bob for both his size and accuracy, scored thirty-seven points. He did it with grace and speed … and he did it with an odd courtesy as well, committing only two personal fouls in his knight-like quest for a record which has eluded Lisbon thinclads since the years ok Korea….

In questo:

Last night, in the Lisbon High School gymnasium, partisans and Jay Hills fans alike were stunned by an athletic performance unequaled in school history: Bob Ransom scored thirty-seven points. He did it with grace and speed … and he did it with an odd courtesy as well, committing only two personal fouls in his quest for a record which has eluded Lisbon’s basketball team since 1953….

Per King è una rivelazione:

When Gould finished marking up my copy in the manner I have indicated above, he looked up and must have seen something on my face. I think he must have thought it was horror, but it was not: it was revelation.

Portare il paragrafo alla chiarezza, dargli il ritmo, la sintesi. Questo per King è imparare a scrivere.

Opinioni o revisioni

Nella sezione 5 del capitolo “Sulla Scrittura” King dà un esercizio di lettura al lettore. Più volte King cerca di condensare e trasmettere concretamente la sua esperienza artigianale di scrittura - meraviglioso.

A pagina 232 dell’edizione inglese, King affronta anche il tema delle scuole di scrittura… ha! Questo secondo lui è la tipica reazione degli ascoltatori ad una lettura:

“Mi è piaciuto il racconto di Peter… aveva qualcosa… un senso di, non so… c’è un senso sentimentale di, sapete. “, con gli altri che annuiscono e sorridono. King qui è acido perché sa che il problema sono i dettagli; scrive ancora:

“Critiche non specifiche non aiutano alla seconda revisione – anzi, potrebbero generare più problemi.”

E, my dears, potrebbe aver ragione: la modalità “uno legge un testo a tutti gli altri i quali improvvisano una qualche reazione” può portare a risposte… improvvisate. Cosa si porta via con sé lo scrittore da queste reazioni? Magari il pubblico non ha neanche capito bene. Magari gli è squillato il telefonino. Magari parlava di altro con l’amica accanto. Magari è arrivato un sms – così importante. Quindi tornando al povero scrittore / lettore, che gli rimane?

Leggere in pubblico è ascoltarsi. E’ anche sentire i toni, fare un piccolo spettacolo , per cui serve, occasione rara e forse unica. Però le reazioni del lì per lì non possono bastare come unico “ritorno”.

Per cui anche qui secondo me King ha da insegnare, insegnare l’editing come strada di apprendimento del mestieraccio di scrivere, e dell’aprire la porta come modo per crescere. Aprire la porta (è una immagine di King: rivedere il testo con la porta aperta) significa trovare qualcuno fuori che ti aspetta, che può leggere e rileggere il testo con attenzione, sentire i punti lenti, i punti spicci, togliere, rendere lineare. Così si impara - forse. Diversamente, no di sicuro.

Stephen King “On Writing”, in italiano “On writing. Autobiografia di un mestiere”, Sperling & Kupfer.

Raymond Carver “Il mestiere di scrivere” Einaudi.

4 commenti:

  1. Che bel post! Difficile aggiungere qlcs., solo qualche considerazione sparsa. ----- Premessa su Manuali: «Leggerli tutti, nessuno?», dilemma di ogni corsista di scrittura creativa che sia “toccato dal dubbio”…. o «quali?», se pensa che servano a qlcs. Boh, ho optato per un compromesso e provato a leggerne/rileggerne qualcuno, almeno quelli più consigliati, e cavarne le gambe con la comparazione e il prendere da ognuno solo quello che serve in quel momento, tanto mica è vangelo, e qui non ci piove. Mi interessano, oltre al discorso creativo, proprio le parti che parlano di revisione del testo proprio o altrui, per via del lavoro. ---- “On Writing” l’avevo letto praticamente subito dopo “Il mestiere di scrivere” di Carver, proprio con il criterio che in entrambi, anche se in modi diversi, c’è un bel po’ di mestiere, autobiografia, esperienza diretta ed anche entusiasmo, il che non guasta mai - l’ho trovato un pregio il loro essere più testimonianze che manuali - e quindi sì, confermo!, il confronto tra le due letture fa da contraltare su molte cose. (Tempo prima avevo apprezzato anche un altro manuale piuttosto conosciuto e simpatico, “Consigli ad un giovane scrittore” di Cerami.) ---- Opinioni o revisioni. Pienamente d’accordo: l’editing è il tipo di confronto con il testo più utile, concreto e professionale – basta non intenderlo solo come solo un tagliuzzare qua e là… – ed è anche, se vogliamo, un tipo di commento – basta che non sia una “opinione improvvisata lì per lì”. I segni rossi sulla pagina (un po' come nell’immagine qui sopra) a prima vista non sembrano molto simpatici, però chi scrive probabilmente si troverà prima o poi a misurarsi con la revisione (come nell’esempio illuminante di King che hai citato). Sarebbe interessante poterlo sperimentare maggiormente al corso in occasioni dei laboratori. ----- Il corso. Be’, King non è pienamente convinto dell’utilità delle scuole di scrittura – per lui serve di più il lavoro individuale, lo «scrivere molto e leggere molto» –, mentre Carver le pratica e ne loda il merito di creare una “comunità di scrittori”… ma se tentiamo di conciliare…?

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  2. "basta non intenderlo solo come solo un tagliuzzare qua e là" - ecco questa è la considerazione che mi mancava, per evitare una prospettiva piccina picciò. Grazie Cate.

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  3. Da Zelda che non si vuole iscrivere a Google per ora e mi ha autorizzato a postarlo:

    Pietrino,
    tu lo sai che non amo King e neppure Carver.Che entro certi limiti mi conformo alla sintesi,pur non eccedendo perchè odio gli ampi spazi vuoti (non nella vita, ma nella narrazione), in cui il lettore debba proprio inventarsi tutto quanto.
    Però lo dico: sono d'accordo con King (e con te) sull'editing, sul trovare qualcuno fuori che ti aspetta, e anche sul leggere a voce alta ed ascoltarsi. Forse sono un'inguaribile musicista mancata, non so; ma anche nella narrativa la musica di ciò che si scrive è importante.Il discorso deve filare "ad orecchio".
    Riguardo i commenti "ravafavisti" del tipo "era così... come dire, un po'...":questo è quanto si produce da lettori/ascoltatori iniziali,inesperti.Ed è uno step probabilmente inevitabile. La speranza o la certezza è che approfondendo, per esempio come scrittori, si passerà oltre. L'aspirante scrittore che frequenta i corsi però si deve aspettare anche questo tipo di commento:c'è sempre chi lo fa.L'importante, come con ogni altro commento,è ascoltare e passare oltre.Siamo noi i responsabili di ciò che scriviamo,e di ciò che integriamo nei nostri scritti dei commenti che riceviamo.E anche della nostra saldezza (ostinazione?), che non ci fa essere bandiere al vento.
    Cosa dire, per esempio, dei commenti proiettivi,dove il legame con lo scritto è scarso, e molto forte è invece il legame con le questioni proprie di colui che commenta? Non servono,depistano.Basta, con il tempo, sviluppare il fiuto:lo si ascolta,e poi lo si archivia.
    E' per il fiuto che ci vuole tempo, folks!
    Zelda

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  4. Post stimolante ed interessante, a proposito Bentornato Pietro. Mi unisco ai vostri illustri commenti, conoscendovi posso dirlo. ho letto il mestiere di scrivere di Carver, e a parte alcune perle di saggezza e il vivo entusiasmo nel descrivere il suo difficile percorso per scrivere e insegnare, mi rimangono altre cose ma nn ve le dico, anche perché il libro attualmente è accatastato insieme agli altri – fase di trasloco sapete – cmq leggetelo.
    Se volete la mia: un manuale di scrittura creativa ti dice “guarda bello che mica sei il primo a macchiare la federa del cuscino con l’inchiostro, se vuoi provare a mettere quell’inchiostro sulla pagina guarda un po’ qui”.
    Partecipare a un corso di scrittura è come passare a giocare a biliardino nel tuo giardino e poi andare nella savana, “comunità di scrittori” ma gli scrittori non mordono come i leoni, loro scrivono.
    Quindi leggerò il manuale di king, di cui nn ho mai letto niente, ora però finisco velocemente “veloce come la notte” di Ames, a proposito di roba forte.

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